di cletus
Ho l’insonnia. Cosi certe volte accendo la tele a notte fonda e per caso mi imbatto nel buon Gallucci che con la sua solita aria affabile, ospita in uno spazio temporale di due minuti due, un autore per presentare il suo libro. E’ accaduto cosi che ho saputo dell’ultima fatica di M.P. .
Non appena in libreria mi do un tono, lo cercano, lo prendo.
Ora io di Parente non so molto. So che scrive su IL GIORNALE (che non leggo) so che ha scritto dei pregevoli testi (su tutti, e non foss’altro perchè ricordo accese polemiche in vibrisse, La macinatrice) che non ho letto. Chiaro che mi astengo qui dal dichiarare che lo farò appena possibile: non per altro, ma per non essere iscritto, d’ufficio, fra la schiera degli zelanti “amici” che Parente tanto odia.
Il sottotesto IL LIBRO CHE FARA’ TREMARE I SALOTTI ITALIANI non rende giustizia. O si tratta di un abile paraculata di Marketing, volta a sollecitarne l’acquisto da parte di formose signore a caccia di gossip a portarvia sotto l’ombrellone dei Bagni Mariuccia (ed in tal senso contare su un aumento sensibile delle copie vendute) o rischia di diventare un testo rivolto “ai soliti noti”, con conseguente scorno per gli esclusi e minacce di querela da parte dei fortunati citati.
Detto questo però, è un libro che mi ha divertito, e molto. La prosa di Parente è fluida, sfarfalla come può e ti chiede di farti il culo per comprendere qualche battuta. Mi piace. La trovo una maniera intelligente di usare la parola, sforzandone il senso, giocando su associazioni che illuminano circa la fantasia sfrenata che le presiede. E’ il tono a risultare gradevole. Non un generico J’accuse, quanto un perentorio vaffanculo, a tutto ciò che di convenzionale ingabbia l’asfittico panorama letterar-culturale nel nostro paese. Riuscita la tipicizzazione del radical chic.
Compagni in fibra di carbonio, a parole, ma più duttili della margarina quando si tratta di pararsi il culo. Chi non ne ha conosciuti? E leggendo Parente, nel suo escursus puntuale ed efficace, ce li ritroviamo davanti, con i loro tic, i dogmi presi in leasing.
Certo, come sempre, dietro al sorriso, dietro al gusto per la battuta feroce (e ce ne sono, tali da avermi fatto scoppiare a ridere, indipendemente dal luogo in cui portavo avanti la lettura delle 274 pagine) c’è un’idea di Paese, di cultura, dei distinguo “pesantissimi” su ciò che è narrativa e quanto appartiene alla Storia, alla Letteratura. Dietro al “muoia Sansone con tutti i filistei” col quale verrà inevitabilmente circoscritto, a prescindere da quale sarà l’antidoto che apparato culturale e mediatico cosi brutalmente svelato, deciderà di condannarlo, a seconda della convenienza all’indifferenza o al trascinamento in tribunale, questo testo è una rara ondata di luce sul reticolo di connivenze, marchette, usi e costumi cosi profondamente radicati, che vale la pena assolutamente di leggerlo.
PS Non sono parente di Parente. Non so se vorrei esserlo (ognuno ha i Parente che si merita), ma arrivati a questo punto lo posso dire: dopo questo, cercherò, proprio perchè sono curioso, anche gli altri suoi testi. Mi piace, mi piace quello che scrive, mi piace come lo scrive.
Newton Compton Editori €. 12,90
Etichette: La casta dei radical chic, Massimiliano Parente
luglio 16, 2010 alle 10:11 am |
Un buon libro, fluido, graffiante anche se a tratti troppo acido. Prosa veloce e pungente quasi dal tocco femminile, con inevitabili cadute sul qualunquismo becero. Mi diverto, scorrono le pagine, c’è di tutto contro tutti. A volte spocchioso, altre invidioso, caustico contro chi non l’invita nei salotti buoni. Una sorta di Sgarbi più rilassato
luglio 19, 2010 alle 7:11 am |
Paolo, non ho idea se a muovere la scrittura sia, come tu sostieni, il non esser invitato nei “salotti buoni”. Credo, dalla lettura del testo, che all’autore non gliene importi più di tanto. Un istant-book contro l’idiozia, questa si, che non conosce latitudini.
settembre 14, 2010 alle 10:27 pm |
Un libro divertente,niente di più.