
di cletus
La cosa è andata più o meno cosi. Mi arriva un messaggio su Facebook. In sintesi…guarda, vorrei che leggessi questo testo, è scritto da Flavio Santi, fto (il nome dell’amico di FB).
Segue rapida chiacchierata in chat, nella quale ci scambiamo gli indirizzi (postali, veri intendo). Arriva in un paio di giorni (Cletus Production, è riportato sulla busta con grafia minuta) ormai il postino ci sarà abituato.
Complice un sabato pomeriggio improntato a divano&caminoacceso, mi sparo la prima metà. La seconda, stamattina (sempre improntata al tema del sabato, con una variante: fuori, oggi, è nuvoloso).
Flavio Santi ha una bella voce. Si lascia leggere, una scrittura leggera, mai supponente. L’ho trovato un onesto escursus della vita letteraria ai primi degli anni zero. Il tono è la cifra principale, ti prende e ti porta lontano, verrebbe da dire. Se non fosse che con una leggerezza unica ti porta per gli incerti del vivere di un traduttore precario (vero e proprio Cipputi di questa categoria di moderni proletari alle prese con l’universo macchina del mondo editoriale).
Fedele alla fama di Bianciardi (è o non un omaggio anche il titolo sospeso fra una citazione di John Fante e quella del mai dimenticato Luciano) l’autore non si perde più di tanto negli anfratti esistenziali, procede spedito intorno ai dati salienti, di relazione, con questo mondo. Se ha una pecca, è la mancanza di coraggio. Io, ad esempio, il nome della casa editrice che non paga le traduzioni (o le paga male, in ritardo) lo avrei fatto, ma poi, riflettendoci, non cambierebbe nulla. Non è un j’accuse irabondo e indiscriminato, piuttosto una puntuale, e non per questo meno intrisa di umanità, disamina del festival di ragnatele che pervade l’attuale “industria” culturale italiana.
Generosi ritratti, alcuni capaci di suscitare una risata amara, di tribuni, capibastone, conduttori televisivi che si occupano di libri senza averne aperto uno da anni. La vita al tempo del Grande Fratello degli scrittori (come si intitola la geniale intuizione del nostro che vagamente riassume questo divertito girotondo nell’inferno dell’establishment culturale italiano).
Flavio Santi confeziona agili capitoli che si leggono d’un soffio. A prevalere è la maniera con la quale si racconta, perso fra acrobazie economiche per arrivare a fine mese, dividersi più o meno scientemente fra donne sentitamente attratte, incarichi che stentano ad arrivare, incontri con personaggi pittoreschi e non (anche qui vige la chiosa di sopra: un vero peccato non svelarne i nomi e i cognomi, cosa questa, che a differenza di Parente ne la Casta dei radical chic, costringe il lettore “avvertito” o minimamente addentro ai meccanismi ad alambiccarsi per individuarne le generalità dietro ai pietosi nom de plume dietro i quali, Santi, cerca in ogni caso di proteggerli). Ma è poca cosa, ripeto. In luogo di una spietata denuncia, qui forse, l’autore ha voluto ricalcarne i tic, o come diciamo a Roma, l’andazzo che (purtroppo) è proprio non di uno, ma di una vera e propria genia.
Bravo, comunque.
Su tutte chioso in toto questa frase (a pag. 124) “…più che un pensiero sembra uno slogan, un jingle pubblicitario, ma in un mondo dove tutto quello che sappiamo l’abbiamo imparato dalla tivù i pensieri, in fondo, non sono altro che la pubblicità dei nostri sentimenti. A questo siamo ridotti”. Tremendamente vero !
Editato nella collana Luminol, Ed.Socrates, è in libreria al prezzo di 9,00 euro.
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febbraio 28, 2011 alle 11:59 am |
Caro Cletus,
intanto grazie della bella e partecipata lettura. Intervengo solo per due chiarimenti.
L’editore che non paga è facilmente identificabile, e contro di esso ho vinto di recente una causa proprio per i mancati pagamenti – anzi, visto il precedente, invito tutti i traduttori non pagati a fargli causa. La vittoria è garantita.
Dietro i vari personaggi non ci sono individui reali – sai che noia – ma figure romanzate che sono summe di vizi di più persone. Ho voluto scrivere un romanzo sul Potere, e uno di quelli che conoscevo meglio era quello culturale. Fossi stato un falegname, avrei ambientato il racconto nel mondo della falegnameria.
Grazie ancora.
Flavio Santi
marzo 8, 2011 alle 10:53 am |
Acquistato. Conto di iniziare stasera la lettura!
(Ho gia’ letto altro di Flavio e ne son sempre rimasta entusiasta.)
elena.
febbraio 28, 2011 alle 12:36 pm |
Un romanzo ambientato nel mondo della falegnameria (moderna e non) mica sarebbe male, però…
marzo 1, 2011 alle 11:18 am |
Complimenti anche da parte mia. L’ho letto dopo aver sentito l’autore su Fahrenight. Ne scriverò anch’io…
marzo 3, 2011 alle 10:34 pm |
…magari qui, Marco ? (è un invito)
marzo 12, 2012 alle 6:47 pm |
Io invece ho appena letto in un fiato “Il tai e l’arte di girovagare in motocicletta. Friuli on the road”, sempre suo.
E’ un librino molto simpatico, coglie benissimo il senso di vivere oggi quassù in un Friuli terso e sincero, provinciale e isolato dal resto del mondo che conta, cosa che ci piace un sacco.
Mi sono riconosciuto nelle sue difficoltà di friulano a Milano. Io ci ho insegnato un paio d’anni (alla Statale), ma scappavo via appena uscito dall’aula, direzione Udine. E poi non ci sono vere osterie, è una tragedia!
Mi piacerebbe contattarlo, magari per farci due chiacchiere (con un tai) tra Colloredo e Fagagna…
Fabiano Miceli
uniud