Si parla troppo di silenzio, di Aldo Nove.

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di cletus

Settimana scorsa, per lavoro, ero a Milano. E’ una città che mi piace, e con la quale ho avuto uno di quei flirt a distanza. Ogni volta che ci torno mi sembra sempre più viva, pulsante. A Milano, fino a fine dicembre, c’è un’antologica su Edward Hopper. Non sono riuscito a vederla. Mi riprometto di farlo a Roma, dove è prevista per febbraio 2010. Ho portato con me questo libro, leggendolo nei tragitti in metro.

Cosa ha fatto Aldo Nove ? Semplicemente si è inventato un incontro, fra il pittore e Raymond Carver. Toh, sono due artisti che amo moltissimo, e che a dispetto dell’operazione di Nove, hanno davvero, a pensarci bene, molto in comune. Perchè non giocarci intorno ? Nove l’ha fatto, e ha prodotto questo volumetto nel quale interpone cenni biografici di entrambi, a dialoghi immaginari avvenuti fra i due. Il prodotto è gradevole, sia detto, agile la scrittura e non priva di passaggi che commuovono (come quando entrambi ricordano, seduti al bancone di un bar di una sperduta stazione di servizio, magari proprio quella di Gas, celebre quadro di Hopper), ma c’è qualcosa che non mi ha convinto del tutto.

Il discorso è : va bene, al momento di aprire il libro già le note di copertina (“un incontro immaginario fra Edward Hopper e Raymond Carver”) inducono l’avveduto lettore a sospendere la sua incredulità, come dire “oh, sia chiaro, sto fantasticando eh ?!” ma proprio per questo, forse, il risultato mi è parso deludente. Se affabulazione ha da essere che lo sia fino in fondo. Se decido che quello è il terreno sul quale sviluppare la narrazione, non dico di ricorrere ai neon o agli effetti speciali, ma almeno, proprio inseguendo questo registro, poteva il buon Nove spingersi oltre e affrescare si, ripescando dalla lirica della luce di Hopper, quel senso di “attuale”, come una polaroid ritoccata a pastello, cui Carver (con o senza l’apporto di Lish) ci ha abituato, innescando continue connessioni, queste si molto reali al di là dell’espediente narrativo che ne forza la contemporaneità.

Ecco allora, che finito il testo, forte resta il sospetto che intorno alla personalità e alla complessità di questi due americani, la scelta di farne un testo “provocatorio” si perda, risultando troppo didattica e ingenerando il sospetto che i quattordici euro, per un volumetto di 78 pagine, per carità, ben rilegate, sia sostanzialmente un’appendice molto paracula al battage pubblicitario provocato dalla mostra.

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4 Risposte to “Si parla troppo di silenzio, di Aldo Nove.”

  1. paolocacciolati Says:

    grande Cletus, risuscitatore di botteghe!!!

    ciao

    p.

  2. Bartolomeo Di Monaco Says:

    Auguri alla Bottega 2.0 e complimenti a cletus

  3. age_of_acquarius Says:

    Penso che tu abbia fatto una buona recensione di questo libro, sottolineando uno di quegli aspetti che molto spesso sfuggono ai “golosi” di arte e cultura, come me: il mercifico rapporto tra battage pubblicitario, mostre, e infine, prezzo amplificato di proporzione…conclusione? Leggerò il “libellO” di Nove quando ci sarà una ristampa più accessibile, ovvero a mostre hopperiane finite…

    Ciao

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