Alex Fringberger: “Il libro dei segreti”, Inedito

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fringberger [Questo strabiliante autore è nato dalla fantasia dell’amico Cletus Alfonsetti, il quale ha recensito un suo libro, trovato su di una bancarella. Lo ha perfino incontrato e intervistato. Dopo di lui altri hanno scritto di suoi libri. Così mi ci sono provato anch’io con questa storia.]

Alex Fringberger non se la passa male, posso assicurarvelo. Ma com’è possibile, se è morto? direte voi. Interessante domanda alla quale va data una altrettanto interessante risposta; e questa che vi darò è addirittura strabiliante. Pochi sanno che ho un particolare rapporto col Padreterno. Ne parlai in un mio racconto, “Incontro con Dio”, a cui rimando per i particolari; sta di fatto che un giorno Domineddio, esaudendo una mia preghiera, venne nel mio giardino, dove stavo seduto al riparo dalla calura di una estate torrida,  e mi condusse in Cielo. Fu un volo fantastico, di cui conservo un tenero ricordo. L’Aldilà è qualcosa di meraviglioso, ve l’assicuro; vi scorre una vita serena, tra conversari sempre amabili, dove ti puoi trovare a tu per tu con persone del calibro di Dante Alighieri, Platone, Einstein, dove puoi incontrare e parlare con gli angeli, dove, addirittura, puoi sostare sotto un pergolato e sederti a tavola, ad esempio con Napoleone e Alessandro Magno: insomma, a dirla tutta, vien voglia di andarci presto lassù, per dimenticare questa valle di lacrime.

Ma veniamo al punto. Essendo rimasto colpito ed incuriosito dalla personalità di Alex Fringberger, di cui avevo letto tutte le sue mirabilie narrate da amici affidabilissimi, che mai racconterebbero balle, né tramanderebbero menzogne ai posteri, mi sono messo alla ricerca di notizie più approfondite su di lui per cavarne, magari, qualcosa di suo, inedito, rimasto nascosto al fiuto raffinato e pressoché infallibile dei miei amici. Uno di questi, Cletus, fu il primo a parlare di Alex Fringberger e a presentare al mondo degli specialisti questo autentico genio sconosciuto. A lui ha dedicato più di uno scritto. Ero convinto che avesse esaurito tutto quanto si potesse scrivere su Alex, quando nuovi articoli misero in risalto altre qualità dell’eclettico studioso. Pamela Canali, Toni La Malfa, Paolo Cacciolati avevano presumibilmente, coi loro successivi scritti, raschiato il barile, ma non ne ero convinto. Mi recai in Olanda, dove Alex aveva praticamente consumato la maggior parte della sua vita a cavar denti e radici e non trovai nulla all’infuori del rumore del mare che accompagnava la vita di quel minuscolo paese, pulito e ordinato, di pescatori. La sua casetta e il suo sottostante laboratorio odontoiatrico erano proprio di fronte al mare, e quando mi trovai affacciato sul balconcino del suo minuscolo studiolo, pensai a quante volte Alex avesse maturato le sue geniali scoperte guardando e ascoltando il mare. Fui anche a Klagenfurt, e vidi la sua casa natale, costruita con quella peculiarità tutta nordica dei tetti spioventi, posta al centro della ridente cittadina, ma i suoi abitanti non mi seppero raccontare molto, poiché – mi dissero – da lì la sua famiglia si trasferì presto in Olanda, per raggiungere certi parenti che vi si erano stabiliti facendo fortuna. Mi seppero però dire che già da bambino Alex aveva una passione smodata per gli uccelli, e la mattina si alzava molto presto per udirne il canto e, recandosi a scuola, aveva un’espressione trasognata come se quella musica gli avesse aperto le porte del paradiso. Ho fatto visita anche al piccolo cimitero non molto distante dalla sua casa, e ho pregato sulla sua tomba, scavata nella terra. Un piccolo vasetto con una rosa fresca sta a mostrare al visitatore che qualcuno ancora lo ricorda. Forse il nipote della sorella, morta anche lei da qualche anno e sepolta lì vicino. Lo stesso nipote che mi ha dato  le notizie sulla sua morte. La lapide porta la data di nascita, 24 agosto 1901 e la data di morte, 14 gennaio 2006. Una lunga e fertile vita, dunque. Non è da tutti campare quasi 105 anni! Non si era mai voluto sposare, mi racconta il nipote. Forse non ne aveva avuto il tempo, tutto occupato dal lavoro e dagli intensi studi. Era stato trovato morto nella sua casa olandese, seduto alla sua scrivania e con il capo reclinato su degli appunti che avrebbero certamente condotto ad un’altra delle sue geniali scoperte. Nel suo testamento, rinvenuto dentro un libro della sua fornitissima biblioteca, ricca di volumi rari e pressoché sconosciuti, aveva lasciato scritto di voler essere sepolto nella sua città natale, alla quale lasciava in eredità ogni suo bene, compresa la preziosa biblioteca.

I miei viaggi, dunque, non avevano portato a nulla di rilevante; minutaglie che non avrebbero aggiunto nulla a ciò che i miei amici avevano rivelato di lui.

Ma io sentivo dentro di me che non bastava; che qualcosa era loro sfuggito. Ma che cosa? Così mi venne l’idea, non tanto bislacca per uno come me che ha uno speciale rapporto col Padreterno, di chiedere proprio a Lui di farmi incontrare il grande Alex Fringberger.

Tornai dunque nel mio giardino e lo pregai. Mi bastò alzare gli occhi al cielo ed invocare il suo aiuto. Mi avrebbe ascoltato? Oppure: Si sarebbe seccato della mia supplica? No. Ero fermamente sicuro che mi avrebbe ascoltato. Nel precedente viaggio mi aveva dimostrato tanta simpatia e tanta dedizione: la mia voce, ne ero certo, l’avrebbe riconosciuta tra le innumerevoli che ogni giorno giungevano alle sue orecchie. Magari – non lo nego – gli sarà anche scappato detto (ma sorridendo): “Ecco di nuovo quello scocciatore lucchese”, ma poi avrebbe consultato l’arcangelo Michele, che protegge dall’alto della chiesa omonima la città di Lucca, e avrebbe dato l’ok. Sono convinto, come se avessi assistito alla scena, che proprio all’arcangelo Michele ha dato l’incarico di sbrigare la mia pratica. Come sia o come non sia, una delle mattine successive alla mia richiesta, scorgo in lontananza giungere dal cielo, un grosso uccello. Il cuore mi sobbalza: “È il falcone Frederick! Sì è lui! Il caro falcone di Alex”. Detto fatto. Cala su di me, volteggia sul mio capo, si adagia sull’erba, mi guarda, scuote la testa, e capisco infine che devo salire su di lui: Ma come posso farlo?, mi dico: Sono pesante, non può sopportare il mio peso.

Dai suoi occhi capisco che non ci sono problemi, posso salire, e salgo.

È lo stesso tragitto meraviglioso che feci quel giorno che fu Dio a condurmi nell’Aldilà. Anche questa volta vidi sotto di me rimpicciolirsi il mio paese fino a scomparire. Mi trovai immerso nell’azzurro del cielo, finché, in un lampo, giunsi lassù, dove regna il mondo felice che già avevo conosciuto.

Il Padreterno, imponente, con la sua barba bianca, era lì ad attendermi, e al suo fianco stava San Michele, che non riusciva a nascondere la sua gioia nel rivedermi. Il Padreterno invece aveva quella solita aria imbronciata che metteva soggezione. Si doveva andare per gradi per conquistare la sua simpatia. Ma io c’ero già riuscito l’altra volta, perché non dovevo riuscirci ora?

“Non mi vuoi proprio lasciare in pace, lucchesaccio”, mi disse.

“Voglio incontrare Alex Fringberger”, gli risposi asciutto asciutto, quasi tenendogli testa.

“È là”, mi fece cenno indicandomelo. “Ti accompagnerà il tuo amicuccio San Michele, che quando sente parlare di un lucchese sbrodola dalla felicità”.

San Michele si mise al mio fianco e mi accompagnò finché mi trovai davanti ad un uomo molto alto, di bell’aspetto, che poteva avere sì e no trent’anni.

“Ecco Alex Fringberger”, mi disse San Michele. “Verrò a prenderti quando avrai finito”. Rivelò al giovane chi fossi e si accomiatò. Vidi che il falcone Frederick si era nel frattempo accomodato sulla spalla di Alex.

“Credevo di incontrare un vecchio”, gli dissi subito. “Lei quando è morto non aveva quasi 105 anni?”

Mi rispose che nell’Aldilà non si dà del lei a nessuno, nemmeno al Padreterno, e quindi potevo dargli del tu, dimenticando ciò che era stato nella vita terrena. Poi mi rivelò ciò che io non sapevo, ossia che una volta morti, nell’Aldilà ognuno di noi assume l’aspetto migliore che ha avuto in vita. L’Alex Fringberger che avevo davanti era l’Alex Fringberger nel pieno della sua maturità fisica e intellettuale. Bella cosa, mi dissi; il Padreterno ha messo il miele sulla coda della morte. Ma quanti lo sapevano sulla Terra? Pochi, forse qualche teologo, che manteneva il segreto, poiché la morte doveva incutere terrore; faceva comodo che tutti ne avessero paura. Ci avrei pensato io a dire la verità? Sì, d’ora in avanti nessuno ne avrebbe dovuto più avere paura.

“Perché sei venuto a trovarmi?”

“Non ti conoscevo. Poi ho letto di te e ho capito che sei stato una persona straordinaria.”

“Ce ne sono tante qui, migliori di me.”

“Forse hai ragione, ma vedi, ho letto tutto ciò che hai scritto e mi sono convinto che la morte ti ha impedito di arrivare ad una scoperta a cui tenevi tanto, e per la quale hai sacrificato molta parte della tua vita.”

“Chi ti ha messo in testa questa fantasia?”

“Gli appunti che ho potuto leggere, su cui hai reclinato il capo il giorno della tua morte. Ho capito che stavi per arrivare alla scoperta di qualcosa di grandioso.”

“Fantasie, ripeto. Tu hai una forte immaginazione.”

Mentre parlavamo vidi avvicinarsi qualcuno. Aveva anche lui un falcone adagiato sulla spalla, e quando fu accanto al mio interlocutore riconobbi in lui il grande Federico II, il sovrano illuminato che aveva stupito il mondo conosciuto del suo tempo.

Alex me lo presentò, e a me tremavano le gambe dall’emozione. Il giovane imperatore se ne accorse e ne fu lusingato. Accennai ad un inchino.

“Lascia perdere”, mi disse, poi rivolgendosi ad Alex, aggiunse: “Quando avrai finito, ti aspetto per la seduta di caccia. Ci ritroveremo con gli altri compagni al solito posto.” Ricevuto il consenso, si allontanò con il falcone che ogni tanto, fermo sulla sua spalla, agitava le grosse ali.

“Ebbene”, Alex mi disse, “andiamo a sederci, parleremo meglio.” Capii che si sarebbe sbottonato. Sorridevo dentro di me. Ce l’avevo fatta! Alex mi avrebbe rivelato qualcosa che nessun altro conosceva. Il mio viaggio non era stato inutile.

C’era lì vicino un pergolato sotto cui stavano una lunga tavola e delle sedie. A quell’ora non c’era nessuno. Ci sedemmo, ed io lo guardai con la massima attenzione. Le mie orecchie sembravano allungarsi verso di lui, pronte a captare perfino un bisbiglio.

“Quegli appunti li ho completati qui. Devi sapere che se uno vuole, può ancora dedicarsi ai suoi studi. Lo fanno in tanti. Dante Alighieri ha scritto un’altra specie di Divina Commedia, visto il successo che il suo capolavoro ancora riscuote nel mondo. Ha diviso l’Aldilà in tanti gironi e si è divertito a collocarci molti dei suoi nuovi amici. Non ha risparmiato nemmeno il Padreterno. La sua opera è molto ricercata. Sono pochi coloro che non l’hanno letta, divertendosi a non finire. Dante ha, infatti, dismesso i toni seriosi e saccenti e ha rivelato una vena comica di tutto rispetto, insospettata. Shakespeare non puoi immaginare quante tragedie ha aggiunto alla sua collezione, gareggiando con l’altro prolifico Molière. Ogni fine settimana c’è una rappresentazione delle loro opere, che vengono recitate in successione, e vi partecipa un folto pubblico che non si risparmia di applaudire l’uno e l’altro, tanto sono bravi, e al termine assegna la sua preferenza. Chi alla fine del mese avrà ottenuto più preferenze, potrà recitare la propria opera al cospetto di Dio. È un privilegio che li stimola a scrivere senza requie.”

“Dev’essere bello vivere quassù”.

“La morte, tanto temuta dagli uomini, è in realtà il passaggio da un mondo di tribolazione ad un mondo felice. È qui che ho potuto scrivere la mia ultima opera che ho voluto dedicare agli uomini.”

Rimasi sbigottito. Possibile che mi trovassi di fronte ad una rivelazione? Alex Fringberger capì al volo l’espressione del mio viso, e sorrise.

“Quegli appunti contenevano in nuce la mia scoperta più meravigliosa. Ringrazierò sempre il Padreterno che mi ha consentito di condurla a termine. Egli ne fu sul principio contrariato. Mi fece capire che la morte mi era stata mandata proprio per non completare l’opera, ma poi, una volta al suo cospetto, ascoltando le mie implorazioni, si è commosso e mi ha autorizzato a continuare. Devi sapere che non è molto che l’ho terminata. Il Padreterno ne ha già preso visione e l’ha approvata. Anzi, direi che ne è rimasto, oltre che sbalordito, soddisfatto e felice. Sì, mi ha detto, fra tutti gli uomini che sono passati sulla Terra, tu sei il solo che è arrivato alla verità, e dunque spettava solo a te di scriverne.”

Dall’ampia tunica bianca che lo ricopriva fino ai piedi, Alex trasse un piccolo libro e mi disse: “Lo vedi? Questa è l’opera e tu sei il primo a prenderne visione dopo Iddio. Non è destinata a noi che vivremo quassù per l’eternità, ma agli uomini.”

Mi porse il libriccino. Lo guardai, me lo rigirai tra le mani. Aveva un titolo banalissimo: “Il libro dei segreti”. Alzai gli occhi meravigliato.

“Che significa?”

“Significa che chi leggerà questo libro avrà le risposte a tutti gli interrogativi ancora irrisolti della vita terrena.”

“Anche del perché esistiamo?”

“Certamente. Ma non solo, anche sull’universo che ci circonda e che tanto importante è per la vita umana. Non puoi immaginare quanti equilibri sono stati necessari affinché l’uomo esistesse sulla Terra.”

“E di Dio?”

“È il tema che più lo ha sorpreso. Non credeva che fossi riuscito a risolvere anche il mistero, non solo della sua esistenza, ma pure della sua eternità. È a quel punto che la sua fiducia mi si è manifestata in tutta la sua pienezza, e mi ha incoraggiato a continuare. Credo che abbia capito in quel momento che ero stato l’unico a comprendere Dio.”

“Hai superato Dante” gli dissi.

“Dante è un poeta. Nella poesia la sua grandezza è incommensurabile, ma riguardo alla scoperta della natura di Dio, sì, sono stato più grande di lui.”

Non avevo parole. Ammutolii. Aprii il libro, e con grande meraviglia, mi accorsi che le pagine erano bianche. Guardai il mio interlocutore, che scoppiò in una fragorosa risata.

“Devi avere solo un po’ di pazienza. Solo chi ne ha, può accedere ai segreti.”

Quando di nuovo tornai a guardare quelle pagine, vidi che si riempivano di righe a mano a mano che leggevo. Ossia le pagine bianche si riempivano di parole quando i miei occhi giungevano a quel punto. Se mi fermavo, potevo rileggere solo ciò che già avevo letto, e il resto delle pagine continuava a rimanere in bianco.”

“Che significa?”. Ancora una volta ero sbalordito.

“Significa che è un libro che non si può leggere a partire dalla fine, ed ogni parola deve essere guadagnata. Non c’è conoscenza che si possa ignorare, e la successione e l’intreccio tra di esse è l’unica strada da percorrere per giungere alla verità ultima, quella che risulta dalla somma delle verità acquisite attraverso le varie conoscenze. Quando si giungerà a scoprire la verità suprema, avremo conosciuto e risolto tutti i segreti della vita. Devi sapere anche che una volta che la lettura del libro sarà terminata, le pagine torneranno bianche, pronte a rivelarsi ad un nuovo lettore.”

Avevo, dunque, tra le mani, il libro dei libri, il libro, anzi un libriccino, che attraverso la conoscenza avrebbe donato agli uomini la felicità. Ero estasiato, eccitatissimo. Poterlo avere! Glielo chiesi.

“No”, mi rispose. “Mi dispiace; tuttavia farò proprio davanti a te una cosa che Dio mi ha autorizzato a compiere. Dio aveva previsto questa tua richiesta. Sapeva già che cosa mi avresti domandato e le conclusioni che avresti tratto, e così mi ha autorizzato a compiere l’unica cosa possibile per non contrariarti. Sai che Dio, nonostante quel suo aspetto burbero, è in realtà la bontà personificata, e a te, in modo particolare, non sa dire di no. Quando è venuto ad annunciarmi la tua visita, non si tratteneva dalla gioia. Ti ha chiamato “lucchesaccio”, ma dai suoi occhi traspariva tutta la soddisfazione di averti di nuovo qua.”

“Cosa farai?” Un po’ deluso, aspettavo di conoscere ciò che Dio aveva riservato in dono per me.

“Vieni”, mi disse, e mi condusse per mano sull’alto di una piccola collina, da dove si vedeva la Terra, una sfera di un azzurro splendente, meraviglioso. Per non so quale sortilegio, essa si stava avvicinando a noi, e ne vedevo la lenta rotazione su se stessa e intorno al sole. Quando fu vicina abbastanza, Alex mi disse:

“Guarda. Ora getterò il libro sulla Terra. Esso cadrà in un punto qualsiasi, forse nel mare, forse nella foresta, forse dentro una città, sul tetto di una casa, sul nido di un uccello, forse perfino sopra una nuvola. Gli uomini dovranno cercarlo se vorranno conoscerne lo straordinario contenuto, e conquistare la felicità sulla Terra.”

Dicendo così, allungò il braccio e lasciò andare il piccolo libro, che per un po’ volteggiò nello spazio, poi senza più alcun movimento, dritto come un fuso, si allontanò precipitando verso la Terra. Non riuscii a vedere più niente. Non so dove esso sia caduto, nonostante vi ponessi molta attenzione. 

Alex Fringberger mi guardò e mi disse, questa volta molto serio:

“Tocca ora a te e agli uomini di andarlo a cercare. Sapere che esiste è già una grande speranza, ma il proposito di voi tutti dovrà essere quello di rintracciarlo e leggervi le verità in esso contenute. È in gioco la felicità della Terra.”

Si girò dall’altra parte e non parlò più con me.

In quel mentre giunse l’arcangelo Michele, che raccolse dalla spalla di Alex il falcone Frederick e mi aiutò a salirvi in groppa. Al grosso volatile disse: “Al tuo ritorno potrai andare a caccia con Federico II, ma prima dovrai riportare a casa sano a salvo questo lucchesaccio.”

A me disse: “Ora sai ciò che devi fare. Trova quel libro. Dio non ha voluto che ti fosse consegnato, perché dovranno essere gli uomini a meritarselo. Non ha voluto essere scortese con te. Ancora ti ama, e semmai la sua simpatia nei tuoi confronti si è accresciuta con questa tua nuova visita. Come la mia, del resto, a mano a mano che ho imparato a conoscerti.”

Fece un piccolo cenno al falcone che, maestoso, si levò in volo. Compì ampi giri sopra Alex e San Michele, poi partì deciso alla volta della Terra.

Ora che sono tornato e sto qui a scrivere questo stupefacente ricordo, mi domando dove sia caduto il libro dei segreti e se mai qualcuno un giorno riuscirà a trovarlo.

A tutti vada il mio augurio. Naturalmente, anch’io vedrò di fare la mia parte.

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2 Risposte to “Alex Fringberger: “Il libro dei segreti”, Inedito”

  1. cletus Says:

    Marie Claire Fringberger mi ha telefonato, dopo la lettura di questo pezzo, dicendosi commossa e incaricandomi di estenderti i suoi più sinceri apprezzamenti (nell’opera di recupero della vita e delle opere di questo grande maestro, purtroppo ancora misconosciuto).

  2. Bartolomeo Di Monaco Says:

    Marie Claire non l’ho conosciuta. Mi pare di ricordare che sia la figlia del nipote di Alex, quel nipote, figlio di una sorella di Alex, sepolta lì vicino, che mi dette le notizie sulla sua morte, a Klagenfurt. Forse è lei che gli porta una rosa fresca sulla tomba.
    Perché ha un nome francese? Forse il nipote si è sposato con una francese? Per tutto il tempo che incontrai il nipote a Klagenfurt non chiesi nulla della sua famiglia, ahimè, tutto teso a scoprire la vita di Alex.
    Potresti dirci qualcosa tu, cletus?

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