2666 di Roberto Bolaño

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sottotitolo: lo prendi adesso, lo finisci a ferragosto

di cletus

tris di 2666

Devo scrivere qualcosa intorno a 2666 di Bolano. Certo, non me l’ha ordinato il dottore. Ma devo tirar fuori il disagio che questo libro mi sta arrecando. Succede cosi. Te ne parla un amico, anni fa, poi ti incuriosisci, inizi a leggere qualcosa di suo, sfogliando quasi con fare furtivo, qualche pagina a caso negli scaffali dedicati a Sellerio, in giro per le librerie romane.

 Ti tieni alla larga. Dentro di te dici che ti riprometti, prima o poi, di dargli un’occhiata seria. Poi, preso da quella sindrome strana che ti coglie, quando arrivi a buon punto, e sei a caccia di novità nemmeno fossi ad un safari, ti porti a casa il tomo 1 di 2666.

Inizio a leggerlo, forse un paio di anni fa. Le prime trenta, quaranta, cinquanta pagine. Sono quelle dei Critici. E mentre leggi inizia a girarti il culo. Ma guarda questo cosa si è inventato, un Fringberger bell’e buono, raccontato da quattro critici che sono una storia nella storia. Un grande, ti dici e per l’invidia ti blocchi, quasi intimorito e ridimensionato nelle tue velleità letterarie.

Succede che lo lasci lì, fino al giorno, quest’estate, che stai partendo per le meritate vacanze. Che faccio lo porto o non lo porto ? Ma si, e con gesto imperioso, e assolutamente inconsapevole della sindrome da repulsione che fin qui ti ha avvinto, stimi di poterlo affrontare, nella giusta dimensione di una sosta, un altrove qualsiasi, come se la distanza chilometrica da casa, potesse insieme rappresentare una sana distanza di sicurezza da tutte le tue ansie di scrittore mancato e consentirti di disporti davanti al testo con l’innocenza di un neonato.

Cosi, complice l’aria nuova dell’agosto “lontano da casa” te lo mangi, doverosamente, in una manciata di albe davanti al sole che sorge, quando ancora non ci sono rumori e gli altri ospiti della casa, dormono della grossa (essendo usi tirar tardi oltre il dovuto la sera prima).

Uno schianto. Le quattrocento e passa pagine, ti ripagano una ad una di tutte le sofferenze e titubanze. Non sai se hai appena finito di leggere la doviziosa sceneggiatura di tre serie televisive distinte, se tentare di trovare il numero di telefono sul web di Bolano per andare a spararsi una bottiglia di Arneis al tavolo di qualche bar, diventarci amico in due parole.

Cosi torni a casa (ahimè per gravi motivi familiari) cerchi nello scaffale anche il tomo 2, quello che hai avuto il coraggio di comprare “al buio”, ossia senza nemmeno aver finito il primo, perché sei fatto cosi: se tramvata dev’essere (prima d’averlo letto) che lo sia fino in fondo, almeno potrai stroncarlo, se proprio devi, con validi argomenti in mano.

Inizio a leggere il tomo due. Una sofferenza. Ci sono circa 350 pagine di omicidi di donne in città misconosciute del Messico (attenzione alla cronaca: proprio in questi giorni, nella stampa internazionale al solito affollata da altro, qualche notizia in merito è uscita). Ti lasci prendere da questo inventario ossessivo incapace di profferire parola e curioso come una biscia di vedere come va a finire te le spari tutte (purtroppo a lunghi intervalli) fino a fartene una ragione. A questo punto continui, arriva la parte di Arcimboldi (è il nome del Fringberger della prima: quella dei Critici, del primo tomo). Ora me ne mancano meno di 200 (il secondo tomo ne conta complessivamente 672).

Cosa voglio dire, essendo il primo caso, qui in bottega di una (chiamiamola benevolmente cosi) recensione su di un testo non ancora finito di leggere del tutto: Compratelo, fatevelo regalare, minacciate di togliere il saluto al vostro compagno/a se non ve lo fa trovare, opportunamente incartato e con tanto di bigliettino d’auguri annesso, sotto uno splendido albero di Natale luccicante di stelline e strasse. Approfittate della “mossa” che quelli dell’Adelphi hanno fatto: riunire i due tomi in uno unico, poderoso. E non fate come me: cercate di aggredirlo senza lasciare troppi spazi in mezzo. Ne vale assolutamente la pena. Se riuscirete a sopportare la prosa apparentemente leggera, ma che come dice Mozzi, ti pone “un fatto” ogni tre righe, se rimarrete indifferenti a quel senso di fastidio che può provocarvi la speditezza del linguaggio, e ancora se siete abbastanza forti dal cogliere in mezzo a cotante sollecitazioni l’umorismo di sottofondo che lo pervade, credetemi:

fate il miglior regalo a voi stessi.  Si approssimano giorni di festa. Ho bisogno di mettere fra me e questo testo il nulla e predispormi a leggere, invece che con le cuffiette dell’Ipod nelle orecchie in un vagone del freccia rossa di ritorno da Milano, le ultime duecento pagine stimolato null’altro che dall’avvertimento di Mozzi: “…alla fine, tutto ritorna”.

Ecco, anche questo mio balbettante omaggio. Un grande.

 link al sito Adelphi: qui

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45 Risposte to “2666 di Roberto Bolaño”

  1. cristiano prakash dorigo Says:

    non torna tutto; non proprio, non come ci si aspetta, magari, da un giallo o da uno sceneggiato in tivù.
    finito di leggerlo mi son detto: e adesso? cosa può venire dopo un romanzo mondo che ha tutto- tutto!-dentro?
    ah, Bolano è morto a cinquantanni, tre anni fa ( ma probabilmente lo sapevi).

    • cletus Says:

      Bolano non è più tra noi, lo so, purtroppo. Ho letto che, consapevole della propria aspettativa di vita, abbia scritto come un dannato negli ultimi anni proprio per lasciare alla famiglia di che sopravvivere. Se possibile, anche solo a fronte di questo mi viene da apprezzarlo ancora di più, e forse + per questo che, fosse vivo, mi piacarebbe frequentarlo in qualche modo.

      Quanto allo spaesamento, spero di non provarlo: ho già pronta la cura di decompressione: subito dopo Chiamate telefoniche (di cui ho già letto qualche racconto) e poi, oh, sia. Spaeserò anch’io…

  2. Giorgio Says:

    Un gran libro, Cletus, l’ho letto anch’io questa estate, un volume dopo l’altro. Immenso.

  3. carmelo Says:

    e’ molto interessante cio’ che hai scritto; mi piacerebbe pubblicare questo post nella sezione dedicata ai lettori i Bolano di questo sito:

    http://www.azulines.it/bolanoarchivio_let_scurani.html

    • cletus Says:

      molto volentieri. Non conoscevo il vostro sito: stiamo in fase di nuova sistemazione qui: appena possibile verrà ripristinata la colonnina dei link, nessun problema da inserirlo. Quanto alla tua richiesta, volentieri, qui vige il criterio del copy-left (citata la fonte, e non a fine di lucro, tutto il resto è ok). Coraggio nella vostra inziativa, Bolano lo merita.

  4. Bartolomeo Di Monaco Says:

    “lo prendi adesso, lo finisci a ferragosto”

    Di quale anno? 🙂

    Forse lo saprai già, ma io non ce l’ho fatta a leggere nemmeno Proust, che anche lui lo dicono immenso.

    • cletus Says:

      del prossimo, Bart, del 2010 posto che nel frattempo non ti accada di tutto, come è accaduto a me. Bolano, conoscendoti un pò, forse è lontano dalle tue corde, ma ultimamente (Fringberger) mi hai dato modo di sorprendermi. Chissà non piaccia anche a te (magari lo potresti approcciare da qualcosa di suo più breve)

  5. ramona Says:

    I tomi mi spaventano sempre un po’, ma solo perchè mi danno l’impressione di togliere tempo ad altre letture, così che nella mia libreria i volumi da leggere non calano mai…. non so, come se avessi la sensazione di non avere tempo a sufficienza per leggere tutto… Ma in realtà sono proprio loro, quei tomi lì, che il più delle volte contengono il mondo e ti lasciano addosso una sensazione benefica.
    Devo rivedere le mie convinzioni e ricominciare con letture meno “mordi e fuggi”… anche se, a dire il vero, negli ultimi tempi anche quelle sono scarse….

    • cletus Says:

      Ramona, tocca cu te faci na chianca de pazienza prima che te lu ‘ccatti. Ma si sinti pacata cu le pretese, capace ‘stu libbru te face sentire megghiu, ‘ntorna.

  6. Bartolomeo Di Monaco Says:

    Attualmente, cletus, ho un programma di letture che riguardano la letteratura italiana, ma chi sa che un giorno…

  7. azulines Says:

    grazie
    mi piacerebbe naturalmente ricevere anche la testimonianza degli altri lettori che sono intervenuti;
    come e quando lo avete conosciuto
    il primo libro, il primo impatto, le prime sensazioni, cosa vi ha colpito etc.etc.
    intanto pubblico l’articolo di cletus, e vi mandero’ il link diretto;
    a presto
    carmelo

  8. azulines Says:

    ecco il link dell’articolo
    http://www.azulines.it/bolanoarchivio_let_cletus.html

    aspetto le vostre testimonianze
    potete scrivere qui
    azul.c@tiscali.it

  9. cristiano prakash dorigo Says:

    Bolano è uno scrittore talmente scrittore, nato per fare questo mestiere che chi ha velleità in tal senso, si chiede se sia possibile, dopo averlo letto e profondamente ammirato, continuare a scrivere. è vero che non tutti siamo geni, che esistono diversi gradi e diversi approcci alla letteratura, ed è altresì vero che è già stato scritto tutto lo scrivibile, e che i classici sono il punto fermo. tuttavia quando si legge 2666 si intuisce che lo diventerà, un classico. che i classici hanno già scavato e sviscerato ogni anfratto dell’essere umano, così com’è vero però, che le diverse epoche storiche ci pongono di fronte a sempre nuove questioni vitali e perciò letterarie.
    insomma, un esercito di piccoli, mediocri, bravi scrittori, sono necessari e anzi, indispensabili, a evidenziare l’eccellenza.

  10. ramona Says:

    Ohi, Cle, quasi ca me serve nu traduttore… ce t’aggiu dire, m’aggiu ‘ncuriusita… mo’ me fazzu ne debbitu de tiempo, e quasi quasi me lu cattu… ma poi si nu me piace… poveru a tie!!

  11. cletus Says:

    Oggi, alle ore 16,30 circa, ho finito di leggere il volume. Mi è venuto da fare un gesto che non avevo mai fatto prima in vita mia, finito un libro: l’ho accostato alle labbra e l’ho baciato.
    Confermo tutto quanto detto sopra.

  12. Carlo Cannella Says:

    La prima volta che acquistai un libro di Bolano fu per regalarlo. Era Storia della letteratura nazista in America. Non sapevo niente dell’autore, mi piaceva il titolo, mi sembrava adatto per la persona a cui volevo donarlo. Poi lessi I detective selvaggi, e Bolano divenne il mio culto letterario. Poi venne 2666, lo lessi in due giorni e una notte. La settimana scorsa l’ho riletto per la terza volta.

  13. Enrico Macioci Says:

    Verissimo il consiglio che dà Cletus nella recensione: evitare, quando si legge 2666, pause troppo lunghe; la complessità dell’opera non lo consente.

    • cletus Says:

      Enrico, ho passato un gran brutto periodo ultimamente…e questo non mi ha consentito di dispormi davanti al testo con la dovuta attenzione. Non mi andava di banalizzarlo con una lettura svogliata, è un testo che ti chiede di giocarci dentro. E comprendo chi se lo è riletto due, tre, volte.

  14. Gianluca Minotti Says:

    Io do il mio piccolo contributo con questo link

    http://www.facebook.com/#/group.php?gid=95115730452

    è un gruppo su fb che avevo aperto mentre leggevo “2666”.

    Avevo scoperto Bolano con i racconti di “Chiamate telefoniche” (leggete, vi prego, il racconto ononimo) e dopo “2666” non mi sono più fermato: sto ancora seguendo le sue tracce. So però – e forse il bello è proprio questo – che non mi porteranno da nessuna parte.

    • cletus Says:

      Gianluca, grazie per la tua segnalazione: ho linkato la pagina di fb. Ci sono commenti interessanti. Molto bella l’idea di un reading in quel di Frosinone, a dispetto di chi crede che le cose belle si facciano solo nei grandi centri, che muovono grandi numeri.

  15. cletus Says:

    Sono commosso, c o m m o s s o, nel vedere quanto sia conosciuto ed apprezzato questo testo.
    La qualità evidentemente è ancora un punto di riferimento per chi ama leggere, e Bolano, ho letto in questi giorni, è stato soprattutto un lettore. Mi piacerebbe approfondire il tema che Cristiano Prakash Dorigo ha lambito nei suoi commenti, perché trovo molto consoni i suoi rilievi circa la consapevolezza della scrittura con il colloquio che Arcimboldi sostiene con il vecchio scrittore nell’ultima parte. Dite che Bolano è castrante per chi coltiva queste velleità ? Al contrario, credo invece, gli spalanchi un orizzonte.

  16. Enrico Macioci Says:

    Una caratteristica assolutamente stimolante nel romanzo di Bolano è la continua divagazione, i racconti dentro il racconto, i sogni, le parentesi, come se il tutto non fosse che un pretesto per narrare, narrare, narrare.
    ps: ripeto che sono in piena lettura, e i miei giudizi non sono ancora definitivi; ma già ben definiti sì.

  17. Gianluca Minotti Says:

    Enrico: concordo pienamente. Per Bolano innanzitutto viene il “narrare”, ma non un narrare concluso, bensì aperto. Le sue storie non si sa bene dove vadano a finire.
    Ne “I Detective selvaggi”, a proposito dei poeti realvisceralisti, si dice che essi “camminavano all’indietro, di spalle, guardando un punto ma allontanandosene, in linea retta verso l’ignoto”. Ecco, io direi che tutti i personaggi di Bolano sono visti così: mentre camminano all’indietro, di spalle, fino a che scompaiono.
    Eppure Bolano – che nasce poeta, era un poeta – si vergognava di essere un narratore. Di scrivere “romanzi”.
    Un’altra curiosità: Nel libro di Javier Cercas, “Soldati di Salamina”, verso il finale Bolano appare come personaggio. Fa il guardiano di un camping. Come nella realtà.

  18. cletus Says:

    Sempre in tema di curiosità (postume, purtroppo) sul “nostro”…
    [tratto da un mio post del 8.03.09:

    Ore 13,49, circa. Il tg1 sta finendo. Come è giusto che sia, arriva il momento dei libri. E merito a Riotta che li sdogana, in tv, dentro un tg, mentre a tavola si mangia. Riotta intervista un agente letterario, lo definisce “il più importante del mondo” (ha lavorato davvero con un numero impressionante di mostri sacri. Si chiama Andrew Wylie. Domande di rito. Chi è, cosa fa, cosa e chi ha aiutato a far conoscere. Cade il discorso su Bolano. Riotta, dice che “ha destato rumore” è si bravo ma insomma, beh, stavolta no, non gli è sembrato all’altezza delle altre…(credo alludesse a 2666, tomi 1 e 2, che mi risulta essere l’ultima opera data alle stampe dal nostro).. Da antologia la risposta dell’agente (cito a braccio). “Io non ho mai visto, nei miei trent’anni di lavoro una reazione cosi appassionata nei confronti di uno scrittore. Tutti amano Bolano, con un’eccezione”.. Stop. Gran premio dell’eleganza, per oggi.

  19. carmelo Says:

    E’ molto interessante questa discussione attorno all’opera di Bolano un autore, certamente non d’evasione, che In Italia non ha ancora avuto lo spazio che merita. E’ per questo che mi piacerebbe sapere come ciascuno sia venuto a conoscenza della sua esistenza, le circostanze che lo hanno indotto ad acquistare il libro e quale; di solito se si supera la prima fase “di rigetto”, che ti fa venire voglia di chiudere il libro, poi non ne puoi fare a meno, si legge come in uno stato di trance ” lasciandosi andare dal torrente di pagine e situazioni e personaggi dove il lettore si perde dapprima, per incontrarsi subito dopo” come dice Fodrigo Fresan (scrittore e amico di Bolano che ha scritto una bellissima recensione su 2666) che poi aggiunge:
    “E’ un viaggio lungo, però come succede nelle migliori traversie, avvistato il porto di destinazione, scopriamo che abbiamo guadagnato tempo invece di perderlo”
    cos ane pensate ?

  20. cletus Says:

    conosco Fresan, per aver letto, anni fa, il suo bellissimo Nei giardini di Kensington (bellissima rivisitazione del mito Peter Pan). Bello quest’intreccio, casuale. Venire a sapere, anni dopo, che le storie convergono, che gli autori si conoscevano.

  21. Enrico Macioci Says:

    Gianluca Minotti
    Interessante quel che mi dici sui trascorsi poetici di Bolano. Che tu sappia esiste già qualche sua biografia in italiano?
    Carmelo
    Io ho comperato 2666 dopo averne letto un’entusiastica recensione (in rete) di Massimiliano Parente, dei cui giudizi letterari tendo a fidarmi.

  22. cletus Says:

    Trovata: qui,

    http://sottoosservazione.wordpress.com/2009/11/25/la-leggenda-buffa-dello-scrittore-ribelle-e-maledetto/

  23. Marco Candida Says:

    Credo che un libro simile a 2666 sia Fuoco Pallido di Vladimir Nabokov.

  24. Enrico Macioci Says:

    E’ quella cletus.
    marco candida, grazie della dritta.

  25. Lilli Says:

    Arrivo adesso, in ritardo, Anche perché in questi giorni navigo poco e leggo molto. Sono a pagina 304 del secondo volume di 2666… ormai immersione totale. La parte dei delitti non consente pause.

    • cletus Says:

      stai per entrare in quella, che a mio giudizio, è la parte più bella del lavoro di Bolano. Che dici ? Ti va, una volta finito, di condividere qui le tue impressioni ?

  26. Marco Bifulco Says:

    Per noi scrittori non mancati, ma riservati al pubblico di nicchissima costituito da noi stessi, le nostre compagne e al massimo i nostri parenti, Bolano non è un ostacolo alle proprio velleità, ma almeno nel mio caso è stato ed è soprattutto adesso un grandissimo stimolo, se non addirittura un modello a cui rubare in blocco le idee!

    Ha ragione Giulio Mozzi. Tutto torna. D’altronde è stato proprio grazie ad una sua segnalazione su Facebook se giusto un anno fa presi la decisione e il coraggio di comprare il primo tomo.

    Tutto torna proprio perché non torna. Di solito la soluzione del mistero è talmente deludente, e poi Bolano non aveva per niente intenzione di scrivere un romanzo di genere, a mio parere. Il suo libro è talmente pieno di cose che limitarsi al mistero è da cervelli pigri! C’è un grandissimo, nero, denso, spaventosamente lontano mistero (i centinaia di cadaveri nel deserto del Sonora) e una serie di misteri che fioriscono in forma di caleidoscopio durante la lettura.

    E poi piccole osservazioni sulla boxe, sui film di Lynch, sul porno, sulle Pantere Nere.

    E poi vogliamo parlare del senso d’inquietudine per il quale i quadri di Ben Mc Laughlin messi in copertina fanno da cassa di ronanza.

    Scusate, sarò stato prolisso, ma quando si tratta di passioni…

    • cletus Says:

      Marco, nessun problema qui. Piuttosto vedo che hai centrato la funzione di stimolo che questa scrittura è in grado di esercitare su chi ci prova. Una miniera di stimoli. Grazie per il tuo commento.

  27. al3sim Says:

    Arrivo in ritardo nel commentare uno (o cinque, se si considerano le parti come libri distinti) dei libri che mi ha spiazzato di più quest’anno. Le reazioni e i comportamenti di fronte alla lettura di Bolaño sono stati per me gli stessi che tu hai descritto in questa tua recensione. Dovevo ancora finire di leggere il primo tomo che già avevo acquistato il secondo; se poi qualche volta mi dimenticavo di portare con me nei miei spostamenti quell’ossessione che si era fatta libro, andavo negli scaffali delle librerie per continuarne la lettura da dove l’avevo lasciata. Finito 2666 ho poi reperito “Ossa nel deserto” di Sergio González Rodríguez (giornalista del giornale messicano «Reforma» che ha raccolto in un libro le sue indagini sugli omicidi delle donne in Messico), libro che è servito a Bolaño stesso come base documentale per la parte dei delitti. Di qui, poi, ho preso gli altri titoli di Bolaño: i detective selvaggi (me-ra-vi-glio-so), stella distante, un romanzetto canaglia. Ho intenzione di continuare così ché, finora, non sono rimasto deluso.

    • cletus Says:

      vedo che abbiamo fatto le stesse cose: spulciare in libreria, prendendoli dagli scaffali i due tomi e assaporarne qualche pagina. Piuttosto, per la cronaca, il “nuovo” volume dell’Adelphi (quello che li include entrambi) è pressochè sparito dalle librerie di Roma. Un buon segno o sottovalutazione dell’editore ?

  28. Gianluca Didino Says:

    Trovo che Bolaño sia uno scrittore immenso. L’ho scoperto totalmente per caso nel 2003, prima del boom editoriale degli ultimi tre-quattro anni, e tengo ancora “I detective” sulla scrivania. Ho letto tutto quello che ho trovato, ovunque e in qualunque lingua comprendessi anche solo vagamente.
    Personalmente trovo che 2666 sia meno efficace di altri suoi lavori, ma forse anche più impressionante per la mole, la densità, la quantità di porte che apre (e lascia aperte), per il carattere estremo di certi brani. D’altronde si tratta di un romanzo postumo e incompleto, forse nemmeno di un romanzo a tutti gli effetti (e comunque Bolaño non avrebbe voluto scrivere romanzi, com’è ormai abbastanza noto, quindi può darsi che ci sia dietro anche una certa intenzionalità).
    Per chiunque scriva, Bolaño è una miniera d’oro, un manuale. Anzi, è di più: è un ritmo. Ti entra in testa la cadenza della sua voce e te la porti dietro, volente o nolente.

  29. Amuleto di Roberto Bolaño « Bottega di lettura 2.0 Says:

    […] alle 140 pagine, contro le oltre mille del suo monumentale 2666 (già recensito, si fa per dire, qui) , Amuleto è un omaggio alla scrittura mai cosi dichiaratamente […]

  30. Mariarosa Says:

    L’ha ribloggato su LibriPensierie ha commentato:
    Ecco una entusiastica recensione di 2666. Ringrazio anticipatamente Bottega di Lettura

  31. Luisa Says:

    Ho finito oggi di leggere. Ho letto le ultime due parti. Una fasci azione tragica, ho voglia di leggere anche le altre, ma sento che ho bisogno di lasciare passare un po’ di tempo. Entri e non. Ne esci più’. Davvero stupefacente.

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