Digestione del personale, di Paolo Cacciolati

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Ogni volta ci casco.
Mi capita talvolta d’incontrare narrazioni, specie contemporanee, in cui il vissuto concreto dell’autore, che sia il suo io profondo o il luogo in cui materialmente vive e lavora, si mescola alla fantasia. Leggi cose che daresti per scontato essere vere, poi vieni a sapere che, a meno di non essere esplicitamente dichiarato il contrario, non è così, che è tutta un’invenzione, che di vero c’è solo un contesto noto all’autore.

Paolo Cacciolati mi ha fatto uno scherzetto del genere.

Paolo è, nella vita, un dirigente d’azienda. Digestione del personale, il suo primo romanzo edito da TEA, è ambientato in un’azienda… leggendolo mi verrebbe spontaneo fare due più due, per forza di cose: qui si parla di qualcosa di autentico!

Se fosse così sarebbe un affar serio, dato che nel libro ci sono due morti ammazzati…. Roba da chiamare subito le forze dell’ordine e denunciare il delitto!
Ma no, si tratta di un romanzo.

La dimensione del giallo, svelatasi fin dalle prime pagine, e in seguito velatasi di amara ironia, ti fa capire subito, per l’appunto, che non si tratta di un’autobiografia romanzata, ma è proprio come dicono sempre gli autori interrogati in proposito: ci sono sì dei riferimenti ad un ambiente che si conosce bene, ma il resto è solo una storia inventata.
Eppure….

C’è, come ho detto, un morto ammazzato fin dalle prime pagine. Siamo all’interno del cubone, un palazzone di vetro sede commerciale, a Torino, di numerose aziende, a volte fittizie, a volte importanti, come la Elektracar, ditta produttrice di utensili elettrici in cui è ambientata tutta la nostra vicenda. Il morto ammazzato è il capo di questa ditta. Con lui, a fargli compagnia per tutto lo svolgimento della narrazione, c’è Mirco Michichi.

Mirco è il centro e il mezzo della storia. Di professione consulente aziendale, produttore di corsi di aggiornamento e di formazione, ossia venditore di nulla, di parole vuote, di lavaggi del cervello del personale. Per arrotondare si destreggia nella truffa ai danni dei suoi stessi clienti, alleggerendoli impunemente di decine di migliaia di euro.
Lui è lì, nelle prime pagine del romanzo, accanto al cadavere a cui in seguito se ne aggiungerà un altro, nell’attesa che le forze dell’ordine vengano a  prenderlo. E in quella manciata di ore, in cui è da solo nel cubone, rivive le vicende degli ultimi tempi, quelle che lo hanno portato a trovarsi in circostanze quanto meno singolari.

Lo dico subito.
Ci ho messo un po’ prima di riuscire a immergermi completamente nel romanzo. Come sempre succede quando si affrontano argomenti sconosciuti, è inevitabile scontrarsi con delle iniziali difficoltà di comprensione. Del resto, entrando in un libro, entri ogni volta in un mondo. Che non è detto ti sia familiare. Anzi, il più delle volte, come capita a me, che scelgo storie lontane dal mio quotidiano, non lo è.

Lo scenario, come detto, è quello di una grande azienda commerciale. Da subito ci si ritrova immersi nel linguaggio aziendale, nel comandamento fondamentale: vendere, guadagnare, ricavare. Oddio, io che sono tendenzialmente romantica, votata al sentimento, ricevo una doccia fredda…
Se non c’è profitto non si esiste.
Se il venditore, perno dell’azienda, non vende, è nessuno, va silurato.
Oh, ma mica è spiegato in modo così semplice….Lo si capisce, certo, ma il linguaggio aziendale è fatto di parole come mission, vision, customer enjong, performance e output, competitors, outplacement… e via di seguito. Abbastanza faticoso, per chi ignora il gergo. Ma poi utile per capire come tale linguaggio viva di slogan, frasi fatte che devono plasmare i venditori perfetti, o quanto meno un  personale motivato a vivere e morire per l’azienda. Ma senza amore.

Ci ho messo un po’, ripeto, ma poi mi ci sono calata alla grande, nel romanzo. Grazie a Mirco Michichi.

Nevrotico, maniaco, imbroglione, amorale…Inventore del Simulwork, un simulatore di realtà da consultare come fosse la Bibbia, e dei generatori d’entusiasmo, corsi formativi costituiti, come dicevo, di vuoti slogan per ri-motivare il personale, che ricordano tanto la strategia oratoria mussoliniana (avete presente il celebre “Credere, obbedire, combattere?”…).

Un piccolo uomo che sa di essere piccolo, ma tenta di ignorarlo con le manie di grandezza. Un venditore di fumo che passa sopra ai sentimenti per la convenienza, che non esita a vendere quel po’ di simil-amicizia che pure si scopre capace di provare, solo per il proprio interesse. Un farabutto che troverà il suo riscatto, sia pure grazie alla solita, egocentrica convenienza.
Perché lui è il migliore e tutto il mondo lo deve sapere.

Nella cronaca li abbiamo visti, personaggi simili, in altri ambiti: a me ricorda un certo fotografo sotto processo di questi tempi per tentata estorsione nei confronti di personaggi famosi: un tantino più sfacciatamente sbruffone del Michichi, ma quando mi raffiguro il consulente è così, con quella immagine che me lo immagino: bello e tenebroso, amorale ed elegante.

Un bel personaggio però, un eroe negativo a cui mi sono proprio affezionata. Me ne sono accorta alla fine, chiudendo l’ultima pagina del romanzo e considerando che da quel momento il farabutto non mi avrebbe più fatto compagnia (metaforicamente) la sera, nel letto, prima di spegnere la luce.
Peccato.
Ora che ero entrata per benino nel meccanismo della narrazione.

Il quale meccanismo mi è stato pure un tantino ostico, all’inizio. I salti temporali scanditi dal SuperB… ma cosa diavolo è un SuperB??? In realtà è spiegato subito, ma la cosa mi era sfuggita, per cui solo dopo un po’ ho capito che si tratta di un palmare in cui il protagonista ha annotato tutta la sua storia recente, e a cui fa ricorso per rievocare gli episodi salienti che spiegano il motivo del suo trovarsi alle prese con un cadavere, anzi due, in quella notte, aspettando che una polizia un po’ imbranata si decida a venire a prenderlo.
Questo SuperB è il trucco, dunque, che scandisce e racconta, che salta indietro nel tempo, ma senza un ordine preciso, seguendo i ricordi personali del Michichi.

Non ci voleva molto a capirlo, dopo tutto, ma tant’è.

C’è una cosa tuttavia che ancora adesso non mi è chiara. Il ruolo di un personaggio definito “spione” che si scontrerà col Michichi, dopo averlo a lungo esasperato, avendo la peggio. Mi è rimasta l’ansia e un punto di domanda, al riguardo.

Son proprio dura di comprendonio, l’autore mi scuserà, ma questo mondo è del tutto nuovo per me. Devo dire che però grazie alla quanto meno programmata digestione del personale, titolo alla fine assai illuminante, così come la copertina, ci ho capito qualcosa di più. È stata una scoperta, ma in fondo non sono cose che già un po’ s’immaginano? Altrimenti, da dove vengono la crisi economica di questi tempi, i cassintegrati, i fallimenti, i licenziamenti di massa?

Non sarà dunque una storia vera, quella di Cacciolati, non di per sé, ma non stento a credere che le crudeli manovre di selezione/digestione (se non produci sei out, sei fuori, sei licenziato), che l’assoluta assenza di considerazione umana (sei solo un ingranaggio produttivo, non una persona), che la terribile logica del profitto a tutti i costi (costi quel che costi, se mi si passa il bisticcio)… non stento a credere che ai giorni nostri tutto questo sia possibile, anzi reale.
Tanto reale da giustificare e rendere attualissima l’umiliante, eppure chiarificante, massima del Michichi, un invito rivolto ai frequentatori dei suoi corsi: “Essere flessibili a trecentosessanta gradi e pronti a piegarsi a novanta.”.
Come a dire, vendetevi pure la vostra dignità di persona, ma siate produttori di guadagno.
È solo quello che conta.

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3 Risposte to “Digestione del personale, di Paolo Cacciolati”

  1. cletus Says:

    Preso appena uscito. Ma (si può dire ?) questo tuo pezzo non l’ho letto. Ne lo voglio leggere. Almeno fino a quando non l’ho finito anch’io.
    Conto di farlo in questi giorni di sosta.
    Un augurio, a te, a Paolo, e a tutti.

  2. Bartolomeo Di Monaco Says:

    Paolo sarà il pluricensito qui. Sarà bello confrontare le varie letture.
    Penso di postare la mia prima di Natale. Dopo mi prenderò qualche giorno di vacanza.

  3. ramona Says:

    Cle: si può dire, si può dire… I confronti li faremo dopo, quando avrai letto il romanzo e, se lo vorrai, anche questo post. Intanto auguri anche a te e buona lettura!

    Bart: Non è male il mettere a confronto le proprie letture di uno stesso romanzo, anzi, è stimolante. Aspetto di leggere la tua, e intanto Buon natale anche a te!

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