Sequenza di dolore, di Rosa Elisa Giangoia

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Il titolo già parla chiaro.
Un titolo simile al libro di C.S.Lewis “Diario di un dolore”, un libro scritto in prosa – questo è invece composto di una quarantina di poesie – e l’argomento è purtroppo analogo: la perdita della persona cara con cui l’autore/l’autrice ha vissuto e condiviso gran parte della propria vita. “Sequenza di dolore” mi fa pensare, per come è organizzata la raccolta di poesie, alla costante presenza di Rosa Elisa davanti al letto di Mino, la persona amata e purtroppo in fin di vita. Una sequenza da elettrocardiogramma, fatta di alti e bassi, di onde avvolgenti e picchi vertiginosi, fino alla linea piatta che divide il sopra dal sotto, i morti dai vivi, e il caparbio tentativo di Rosa Elisa di guardare oltre quella linea.
E’ un dolore composto, netto e tagliente come una spada, dove ogni singolo vocabolo sta precisamente lì, lì dove deve stare, anche se c’è sempre uno scarto, un’inadeguatezza incolmabile in ogni parola che parla di morte: “…Bisogna prendere dalla vita/le parole per dire la morte/che non ha parole”(pag.28).
Rosa Elisa osserva e cerca di decifrare il volto di Mino, conferendogli una grande dignità e lasciando spazio alle grandi domande del mondo: “…alla fine fu vero solo uno sguardo,/il tuo, ma stravolto./E rimase il dilemma se la morte/fosse fine o transito,/se facesse della vita/un cerchio o un arco.(pag.29)
L’autrice desidera umanamente a ogni costo prolungare la vita del suo caro: “…e io chiedevo ancora un’ora/un giorno, un tempo sconosciuto/per una supposta compiutezza./E intanto t’amavo anche per i giorni/in cui non ci saresti più stato.”(pag.31).
Si fa riferimento all’assenza, come si intuisce la mancanza di un quadro osservando la silhouette che lascia sul muro abitato per un lungo periodo: “…fino alla rigidità del tuo silenzio,/quando si è disgiunta/la terrena congiunzione/e tu ti sei fatto per me/misteriosamente inconoscibile,/in questa vita./Eri ancora tu,/ma eri per sempre la tua assenza.”(pag.33).
C’è un prima e un poi, netto, inconciliabile, e l’assenza non è solo una qualità dell’amato, ma lei stessa: “…tutto /sembrava sempre uguale nella stanza/(i mobili e i quadri erano al loro posto,/il sole entrava dalla finestra,/il mare azzurro brillava sullo sfondo/e una grande nave bianca lo solcava)/invece tutto era cambiato/e non mi restava/che il vivere nell’assenza.”(pag.34.)
A tratti prevale una chiusura, un raggomitolarsi stanco e rassegnato: “…e ora avrai soltanto/il viso il corpo le parole/del mio ricordo/su questo palcoscenico mezzo smontato/che ormai è il mondo per me.”(pag.37), a tratti invece l’esistenza è proiettata gioiosamente su un’attesa: “…consola sentire che le parole più belle/ancora ce le dobbiamo dire.(pag.51).
Indipendentemente dalle risposte, dai dubbi, dai tormenti e consolazioni, la raccolta conclude, a pagina 55, con una commovente certezza:
La mia riconoscenza infinita
per essere stato per me.
A dirti il mio grazie
ci sarà sempre una rosa
per te.

“Sequenza di dolore”, Rosa Elisa Giangoia, pp.60, Fara Editore

(Antonio La Malfa)

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