Bottega-rewind: Le affinità elettive, di J. Wofgang Goethe

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(lettura del 2007)

In vacanza di solito si legge qualcosa di lieve, poco impegnativo, divertente o giù di lì. Qualcosa che non faccia pensare troppo, ché sotto l’ombrellone il cervello è già abbastanza cotto dal sole per farlo sciogliere ancora. L’ideale dunque sono gialli che per colpevole abbiano il maggiordomo, o romanzi rosa con un tocco hard, tanto perché, come detto, il sangue già ribollisce… O magari qualcosa di demenziale, che ci lasci il gusto di sbellicarci per un nulla prima di alzarci dall’asciugamano e andare a raccontare la barzelletta ai pesci.

Questo di solito, e io, di solito, non faccio eccezione.

Eppure quest’anno la mia scelta è stata insolita. Come pure la mia vacanza, in fondo … Ma questa è un’altra storia.
Diciamo che quest’anno ho avuto voglia di un classico e sullo scoglio che mi ha accolta per pochi giorni, appollaiata come una gallina sul trespolo, mi sono portata LE AFFINITA’ ELETTIVE, di Goethe. Perché proprio quello e non, che ne so, I PROMESSI SPOSI?… Sempre di matrimoni e relazioni si tratta, ma decisamente visti da un’altra prospettiva. Questione d’istinto, credo, affinata dalle cose della vita.

Del romanzo si sa tutto, essendo un classico. Si sa che è stato scritto tra il 1808 e il 1809 da un J. Wolfgang Goethe ormai sessantenne, si sa che il romanzo suscitò polemiche e scandali, e che può essere considerato fra i capolavori della narrativa tedesca.
Quello che non potevo sapere né prevedere, ma che avrei dovuto immaginare, se è pur vero che l’istinto mi ha guidato fino a lei, è che quella storia mi ha veramente emozionato. Mi ha fatto pensare a come, dopo tutto, certe verità non hanno tempo, e certe situazioni, nel corso dei secoli, si ripetono uguali.

Edoardo e Carlotta sono una coppia felice. Si sono innamorati da giovani, ma le circostanze della vita e gli obblighi sociali li hanno separati e fatti sposare con altri. Poi, entrambi vedovi e ancora follemente innamorati si sono ritrovati e sposati. Vivono la loro tranquilla esistenza in campagna, ma non sono contadini, bensì dei signori ricchi e altolocati.
In questo felice ambiente bucolico arriva dapprima un amico di Edoardo, chiamato semplicemente il Capitano, che dovrebbe aiutarlo a ristrutturare ambienti e campagne. E in un secondo tempo arriva Ottilia, una giovane adottata da Carlotta dopo la morte dei genitori di lei, rimasta fino ad allora in collegio.

Un po’ alla volta succede l’imprevedibile, le carte si mescolano e tutti restano scombussolati dalle nuove convivenze. In breve accade che Edoardo perde la testa per la giovane Ottilia, che lo ricambia ma in modo puro, dato che viene dipinta come la quintessenza dell’onestà e della innocenza. Ma accade anche che Carlotta e il Capitano si sentano attratti l’una dall’altro. Ma sono altrettanto onesti e non consumano la loro passione, per rispetto del vincolo matrimoniale di lei. Da tale vincolo, dall’unione legittima degli sposi in una notte in cui entrambi pensavano all’altro/a, nasce un bambino che complica e risolve in un certo senso le cose…

La storia evolve in un clima di rinuncia. Tutti rinunciano a qualcosa o qualcuno. Carlotta rinuncia al suo Capitano per dare una famiglia unita e legittima al bambino in arrivo, e di conseguenza il Capitano rinuncia a lei… Carlotta manovra anche affinché il marito rinsavisca dalla passione per Ottilia e torni a lei. Ottilia rinuncia con sofferenza e dedizione al proprio amore, ma per Edoardo sembra essere più dura… si priva dell’amata solo a condizione che rimanga al castello e non venga abbandonata al suo destino. Piuttosto se ne va lui, si arruola e dalla disperazione cerca la morte in battaglia, che però non arriva. Il suo destino è un altro, ed è legato indissolubilmente a quello triste di Ottilia.

L’epilogo è tragico, come probabilmente si conviene a un melodramma dell’epoca.

In mezzo alle varie vicende si trovano spazi di riflessioni, affreschi di vita nobiliare, caratterizzazioni di personaggi, anche di contorno. Il tutto gustoso, ma in fondo, al lettore ciò che interessa è sapere come va a finire fra i mancati amanti… Si sposeranno, si ameranno, consumeranno la passione che li divora? Cosa riserva loro il destino?…

Anche io sono restata lì, appesa al mio scoglio, con una certa ansia d’indovinare il finale.
E nel frattempo pensavo. Pensavo a come si ripresentano tante e tante volte, negli anni, nel tempo, nel mondo, delle semplici verità: l’attrazione fra le persone è ingovernabile, inevitabile, magari imprevedibile… Specie quando accade fra persone già impegnate.

Goethe cerca di spiegarlo con un esempio di fisica. Ci sono due sostanze amalgamate molto bene fra loro, tanto da formare un nuovo composto. Ma se a questo composto si aggiungono altre due sostanze, può accadere che queste scindano il legame precedente e si leghino singolarmente con gli elementi originari, dando vita a due nuovi composti indipendenti.
Questione di affinità, appunto. I legami che si creano nel secondo caso sono più forti e più stabili, e poco importa che questo rompa i vecchi…
Ecco a cosa pensavo, mentre intorno a me le notizie di rottura di coppie apparentemente stabili e collaudate si diffondono da tempo a macchia d’olio.
Le affinità elettive prima o poi si manifestano. Certo non in tutti i casi, talvolta le separazioni hanno altri motivi, ma chi lo dice che in fondo non si tratti comunque della scoperta che il vecchio legame è meno compatto di un altro, anche se questo resta solo teorico? E come non ragionare che la suddetta è una legge di natura, e dunque, in ultima analisi, come non mettersi a dubitare della solidità di qualsiasi rapporto di coppia? In fondo, tra le altre cose, basta l’arrivo di uno o più elementi e nascono nuove coppie, come nuove sostanze nascono dalla scissione di un legame chimico dovuta all’aggiunta di altri elementi.

C’è qualcosa di sconvolgente, in questo, per chi è convinto che l’amore sia eterno, ma se il paragone con la fisica è una realtà ineluttabile e tangibile, perché credere che nei sentimenti dovrebbe essere diverso?
Io che sono una romantica, ma non una sprovveduta, faccio i conti con queste considerazioni. E devo ammettere che è proprio così. Che le affinità spesso, ma non diciamo sempre, sono maggiori con una persona diversa da quella con cui formiamo coppia… e quando ce ne accorgiamo qualcosa ci crolla addosso. Tutta una vita, una serie di convinzioni che scopriamo essere solo convenzioni, tutto rovina di fronte alla elettività del nuovo legame.

C’è di che disperarsi? Se seguissimo solo la legge di natura sì… ma esiste dell’altro, e Goethe lo sottolinea ampiamente. Anticipiamo che al tempo in cui ambientato il romanzo, e se ne parla anche dentro la storia, esiste già il divorzio in Germania. Dunque, cosa impedisce agli sposi di divorziare e rifarsi una vita? Non è quello che succede anche oggi, così tanto diffusamente?
C’è la rinuncia, appunto, c’è la pazienza e la sopportazione e c’è il sacrificio di sé per il bene dell’altro. Che poi sia discutibile questa arbitraria interpretazione del bene altrui, mettiamolo pure in conto. Ciò che conta è l’intenzione. Tutti i personaggi coinvolti dal ribaltamento delle affinità si sacrificano, rinunciano, pensando sia la cosa migliore per gli altri… Anche Carlotta, che razionalmente manovra i fili delle due coppie in nome dell’unità familiare, anche lei alla fine, considerando l’ineluttabilità della tragedia, cede e concede il divorzio. Ma ahimè è troppo tardi. La morte fa piazza pulita di ogni possibilità, e, fattore esterno catalizzatore di eventi, come può esserlo il fuoco di un becco Bunsen sotto un matraccio, sconvolge nuovamente i legami appena formatisi.

Una cosa mi ha colpito moltissimo, l’ho trovata un’invenzione geniale. Il bambino concepito mentre i genitori, facendo l’amore col coniuge, stanno in realtà pensando all’altro/a, fin dalla nascita, ma poi in misura sempre maggiore nel tempo, rivela sconcertanti somiglianze con quegli stessi oggetti del desiderio.
Potenza dell’amore?
Potenza del desiderio?
Comunque sia, che potenza!!!
E io, incurante del solleone, dello stile aulico del testo e del dramma esagerato, verso perfino una lacrima al cospetto di tanto amore e dico: accidenti, ma divorziate, cosa sono tutte queste sceneggiate?? E mi arrabbio per l’esasperazione melodrammatica, quando le cose, se è pur vero che non sono semplici neppure al giorno d’oggi (non lo è mai rompere un legame consolidato), potevano essere almeno meno tragiche.
Oggi, che tante coppie di amici e conoscenti si sfaldano intorno a me, vedo che questo libro, scelto d’istinto, scritto 200 anni fa, descrive gli stessi strazi di oggi. E, comprendendo che non c’è niente di nuovo sotto questo sole bollente, decido che una nuotatina in mezzo al blu, a rinfrancarmi l’anima, ci vuole.

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6 Risposte to “Bottega-rewind: Le affinità elettive, di J. Wofgang Goethe”

  1. mauro Says:

    ehh sì . Il desiderio non ha regole e convenzioni. Ma mi sento di dire che anche le regole abbiano un loro fascino .
    Ciao

  2. ramona Says:

    e come no, Mauro… Però, chissà come, spesso e volentieri capita che l’erba del vicino sia un po’ più verde della propria, e la voglia divampi per quello che non si può avere. Che dunque diventa oggetto di desiderio molto affascinante e intrigante…
    Ciao!

  3. mauro Says:

    per poi scoprire che…una volta colto il fiore ..presto diventa come il precedente… Cmq le affinità elettive è davvero molto bello.
    se permetti ti consiglio un libro ,prima o poi, leggilo.
    L’amante senza fissa dimora – Fruttero Lucentini
    ti piacerà senz’altro
    Ciao

  4. ramona Says:

    Grazie Mauro. Ho la libreria piena di amori e amanti, non sono sicura di averne anche uno senza fissa dimora. Di certo non l’ho letto, ma seguirò il tuo consiglio e lo farò!
    A presto!

  5. vale Says:

    giusto ………….l’importante è essere sicuro del proprio compagno/a amarlo e amarsi x dargli tutto e vederlo felice x essere felice……..solo così amarei e non vedrai nessuno al di fuori del tuo compagno….xchè fare altro con altri farà rovinare ogni certezza……xchè ogni cosa verrà capita……….ogni cosa fatta che sai che è sbagliata ti farà star male dentro così che farà rovinare ogni cosa creata…….quindi pensare prima di reagire sarebbe l’esatta cosa da fare………e se un giorno deci che tutto quello che c’era non c’è piu ,abbiamo le p……..di spiegare cio che ci succede xchè………..xchè tutto è spegabile……………….ok sicuramente sarò stata un pò contorta ma spero che qualcuno a questo mondo mi capisca…………….

  6. ramona Says:

    ma certo che abbiamo capito, Vale. Viva l’amore, sperando sia eterno!

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