Racconto sul niente, Jonathan Littell

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di cletus

Sono da tempo persuaso che l’operazione di lettura di un testo, confligge, o meglio si deve raccordare con la disponibilità di tempo. Dev’essere in questo senso interpretata la recente iniziativa di una piccola (senza offesa) casa editrice di Roma, Nottetempo,  che sta distribuendo, non so come chiamarle, forse “perle”, piccoli volumetti (guarda caso di racconti) a firma di autorevoli scrittori.
E’ accaduto con Jonathan Littell, l’autore di un apprezzatisimo Le benevole (che prima o poi dovrò prendere coraggio ed affrontare).

Il testo si chiama, emblematicamente, Racconto sul niente. Si paga tre euro, tre. Lo puoi leggere durante un tragitto in metropolitana, mentre aspetti la tua bella, parcheggiato in seconda fila con le quattro frecce accese, insomma per un lettore medio (inteso qui il tempo di lettura) una faccenda che si sbriga presto.

La prosa di Littell è robusta. Nel racconto in parola, per stile e contenuti, mi ha ricordato il migliore Cortazar, quello visionario de Il Bestiario. Quasi un esercizio di stile. Il soggetto, del resto, si presta: un racconto senza trama, apparentemente, ma che invece si sviluppa, prende quota, pagina dopo pagina, regalando il meglio delle associazioni dello scrittore.

Il tema del sogno, da Borges in poi, è abusato. Littell, mentre lo relega a pretesto, sembra prenderne l’assoluta libertà compositiva, saltando a piè pari, robe come congruità, sottraendosi all’asfittica regola del causa-effetto, restando libero di associare, con la stessa naturalezza che ha un sogno mal ricordato, che vive di momenti, flash, piccoli episodi, che parlano più per accostamento forzoso, che non come momenti a se stanti.

Per chi tenta di scrivere, un bell’esercizio, da leggere assolutamente.

Qui un articolo sullo stesso testo di Massimiliano Parente pubblicato il 04.07.2010 su il Giornale

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2 Risposte to “Racconto sul niente, Jonathan Littell”

  1. Mauro Baldrati Says:

    Caro Cletus, se accetti un consiglio metti Le Benevole tra le priorità. Ho letto molte critiche, anche condivisibili, ma è un romanzo straordinario, immenso, di una potenza narrativa quasi senza limite.

    Qui, dalla tue recensione, mi sembra uno stile molto diverso. Comunque questa formula dei testi brevi, da leggere in viaggio, o in sosta, sta prendendo piede. Infatti sta per partire una serie anche dell’editore Senza Patria. Che sia una nuova tendenza (nella storia comunque ci sono sempre i millelire di Stampa Alternativa)?

  2. cletus Says:

    Penso, semplicemente, che forse sopratutto da parte dei “piccoli” editori, ci sia la voglia di capire chi sono i lettori, come raggiungerne di più e mettere a fuoco il problema cruciale, la scusa principe: “non ho tempo”.
    Ecco, proporre queste “perle”, va incontro a questa esigenza.

    Quanto alle Benevole, hai ragione: mi sgomenta un pò la lunghezza, ma prima o poi l’affronto.

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