Il bisogno dei segreti, di Marco Candida

by

la copertina del libro

recensione di Francesca Andreini

 

“La mente si ferma, la vita si appanna. Davanti al responso inesorabile delle analisi mediche, come su uno specchio rotto sfuggono i sensi del reale e della prospettiva. Il futuro, un dolore impossibile. Il passato, uno sfavillio di tempo e possibilità, intrecci, incontri da nascondere. A se stessi e al mondo.

Come reagire davanti al niente? Allo scadere delle possibilità? Tutte le cose che non si sono fatte. Tutte quelle che non si sono dette. I luoghi non visti, le sensazioni non vissute. Ci sarebbero le reazioni suggerite dal contemporaneo banale, dalla disperazione declinata secondo stereotipi comuni. Fuggire, viaggiare, stordirsi, dimenticare…

Ma questo a Connie non può bastare. Perché non c’è solo la dimensione del non provato e del non visitato, delle espansioni che la sua anima non è riuscita a raggiungere. C’è anche quella di tutto ciò che c’era e sta per non esserci più, c’è il richiamo del concreto e del solito, delle abitudini, dei sentimenti, dei doveri. Che si allontanano in una prospettiva già lunghissima, già perduta. E diventano il richiamo potente di una sirena sempre più lontana. Che canta di abitudini, di amicizia, di momenti di amore e caldi di vita.

Allora si apre, per Connie, un ultimo spazio-tempo basato sull’assurdo, sulla distruzione. Sul gioco inutile, come oramai ogni altra cosa inutile ed effimero, del massacro. Dei sentimenti, del passato. Di ogni costruzione buona e bella. Di tutto il vissuto di cui si ostinano a cantare le sirene e che le rende amaro il distacco.

Si può davvero desiderare di perdersi per lenire la sue durezza? Davanti alla fine del presente e di ciò che è stato, si può macchinare ed eseguire un progetto affilato, lucido, di perdita totale di amore? Connie ci prova, distruggendo  la fiducia di chi la ama, con macchinazioni di fine crudeltà. Usando i suoi stessi segreti e quelli degli amici, del fidanzato, del capo. Segreti  banali, umani. Ma che diventano armi potenti se portati fuori dalle loro piccole nicchie di mistero e usati per mettere gli uni contro gli altri infrangendo le regole del vivere normale, in cui si gradisce il non detto, il non visto, il non udito.

E’ questo il mare scuro e freddo che attraversa Il bisogno dei segreti. Osservando il viaggio, assaporandone il tragitto inconsueto, esecrabile per  i parametri  del comune sentire. Ma cosa è più “comune” per chi sta perdendosi, si sta dissolvendo, in una decadenza fisica che è lo specchio del disfacimento morale, di quella furia distruttrice che vuole portarsi tutto, tutto con sé, nella buia prospettiva che la aspetta?

E come inconsueto è il viaggio, così il percorso. Come uno specchio rotto la struttura si spezza e sembra perdersi, sembra perdere il filo il discorso che si frantuma. Avanti e indietro nel tempo, nei ricordi e nei fantasmi dei ricordi. I progetti, le macchinazioni di Connie vengono tracciati e ripercorsi a tratti, raccontati a bocconi, ad assaggi di cattivi pensieri, frasi smozzicate che portano a inesorabili perdite. E intanto Connie riflette e guarda, si permette il lusso del tempo, ora che non ha più tempo, per osservare il microcosmo, così presente nelle nostre vite, del banale. Delle cose che si danno per scontate e non si osservano più di tanto. Mentre invece possono far scaturire nuove consapevolezze, piccole perle di illuminazioni fugaci sugli argomenti più diversi che dal piccolo mondo quotidiano si spalancano verso significati più grandi.

Ma è solo apparenza.  Il percorso casuale, le divagazioni, gli allontanamenti nel tempo e nella mente di altri personaggi. Questo slittare fra il piano delle vittime di Connie e quello di lei e dei suoi aiutanti-aguzzini. Che diventeranno poi a loro volta vittime, perché il gioco di Connie non risparmia nessuno.

Niente è casuale, niente è dimenticato. C’è un piano preciso, dietro ogni azione. Un piano freddo e tagliente come vetri spezzati. E c’è una logica nel percorso di questo viaggio, questa caccia alle sirene, ai richiami gentili e caldi a ciò che di allettante, stimolante e glorioso può offrire la vita. Sirene che sono perse qua e là. E qua e là si va a cercarle. Avanti e indietro, a scatti fra vari personaggi e voci diverse, repentini cambi di punti di vista  e di piani temporali. Si cercano ovunque le sirene per soffocarne il canto, perché non ci sia più niente, assolutamente niente più,  fra il vivo presente e il buio approdo finale.

Il finale a cui Connie crede di arrivare senza avere più niente da perdere. Per poter partire di nuovo, vuota di bagagli e di dolore.

Crede.

Francesca Andreini

Washington DC, 2 febbraio 2011

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Una Risposta to “Il bisogno dei segreti, di Marco Candida”

  1. Carlotta Says:

    Grazie per la bella recensione. Abbiamo segnalato sul nostro blog.

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