Amuleto di Roberto Bolaño

by

la copertina del libro

di cletus

Quanto mi appresto a scrivere intorno a questo testo, è bene dirlo sin d’ora, è venato da parzialità, intriso di convinta approvazione e figlio di un vero e proprio culto che non accenna a sminuire (come talvolta accade) con procedere nella lettura dei testi di codesto scrittore.

Se c’è una lettura che è in grado di procurarmi insieme, gioia, ammirazione, sorpresa in ogni pagina, (mentre sta descrivendo anche solo un accenno di rissa) è quella di Bolaño. Uscito da poco, ha stazionato per un bel po’ (anche troppo) sul tavolino del salone. Il pretesto, anche stavolta, un viaggio in treno, mai cosi veloce. Romanzo “snello”, intorno alle 140 pagine, contro le oltre mille del suo monumentale 2666 (già recensito, si fa per dire, qui) , Amuleto è un omaggio alla scrittura mai cosi dichiaratamente sfacciato.

Deve avere avuto, l’autore, qualcosa di irrisolto nei confronti dei suoi anni giovanili, esuli in Messico. Lontano dal Cile, condannato all’apolidismo nella sua breve ed intensa vita, è in Messico che la struttura creativa lo riporta ogni volta. Ma non è spicciola rimembranza. Piuttosto una precisa, quanto distaccata e spietata rivisitazione dei tic, dei modi nei quali si spendevano le giornate di una congerie di poeti, scrittori, fannulloni e perditempo, un’anonima massa di dropout che orbitava nei circuiti letterari della seconda metà del secolo scorso.

 

La struttura del romanzo vive sul doppio passo. Un artifizio creativo che regala al lettore si la fatica di tenergli dietro in ogni pagina, ma lo ripaga insieme dei più arditi passaggi mai descritti quasi fosse una sceneggiatura per un film girato su un doppio registro.

Bolaño posiziona (si passi il termine) una geniale scrittrìce mancata (Auxilio, si chiama) nei bagni delle donne del quarto piano della facoltà di Lettere e Filosofia di Città del Messico, facendola diventare l’unica superstite presenza, oltre a quella dei reparti della Celere incaricati dello sgombro. Sarà che intanto l’io narrante femminile da Bolaño ancora non lo avevo misurato. Ma forse (anzi, non a caso) proprio il parlare con il linguaggio di una donna, gli concede quello che meglio riesce in questo lavoro: la voce della compassione. A poco a poco il lettore viene a trovarsi in un racconto parallelo, nel quale alle considerazioni della donna, prigioniera quasi volontaria, si alternano, come in un delirio lucido, i suoi ricordi con spezzoni di vita e di incontri, rammarichi e ricordi, di un’umanità dolente ma viva, incapace di poter essere descritta se non nel modo nel quale lo fa Bolaño, tenendosi sospeso fra cronaca e invenzione.

L’ironia è l’altro valore aggiunto. Anche qui, come nella parte finale di 2666, la maniera con la quale ci racconta, per bocca di Auxilio, delle tremende mazzate che la vita assesta a queste dense, sprecate giovani vite di letterati sfigati, è da manuale. Non è raro ritrovarsi a sorridere, leggendolo, di un sorriso misto di amarezza e di sentita ammirazione per la leggerezza, in modo quasi naturale, di cui da sfoggio. Leggete questa frase “Comunque sia al tempo succede qualcosa. Io so che succede qualcosa al tempo e non parliamo dello spazio. Io sento che succede qualcosa e che per di più non è la prima volta che succede, anche se trattandosi del tempo ogni volta è a prima volta e non c’e’ esperienza che valga, ma in fondo è meglio cosi, perchè l’esperienza in genere è una frode”.

Non so come lo abbia recepito la critica ufficiale. Intorno a Bolaño c’è grande attenzione. Qualcuno ne profetizza il  declino, a fronte di un dilagante e piuttosto rapido successo. Quasi che il fastidio provocato da questa scrittura, di un uomo che morendo giovane (intorno ai 50 anni) ha lasciato perle di letteratura più per provvedere al futuro sostentamento della sua famiglia, che per mero appagamento personale, rappresenti l’aspetto di artigiano della parola, di abile e consumato falegname con una capacità creativa senza precedenti, indiscusso cesellatore di storie intrise di sogno e di poesia. Un amuleto, appunto.

traduzione di Ilide Carmignani, pag. 140

ed. Adelphi €.15,00 (ma sul sito lo trovate in offerta)

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