Sangue del suo sangue, di Gaja Cenciarelli

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di cletus

Devo esordire con un grazie. Grazie a Gaja Cenciarelli che mi ha invitato, venerdi pomeriggio nel cuore di Roma, in una piccola libreria per assistere alla presentazione  di questo libro. Grazie perché mi ha fatto riprendere la voglia di leggere. Grazie perché mi ha tenuto, come si dice, incollato fino alla pagina 340 nel giro di due giorni. E infine grazie, perché credo ne sia valsa la pena.

Adesso provo a rimettere in ordine le mie sensazioni, depurate dai ringraziamenti, e a dire due cose su questo testo. Ho potuto captare solo poche frasi durante la presentazione. La sala angusta, riempita all’inverosimile di persone, un cane che mia figlia ha pensato bene di mollarmi e che giustamente reclamava spazi aperti, in luogo di un corridoio costipato. La mia personale convinzione (prevenzione) è che di libri intorno alla lotta armata non se ne può più. Considero definitivo in questo senso il testo di Demetrio Paolin,[Una tragedia negata]  che con la sua lettera a Renato Curcio ha, magistralmente, messo un punto a montagne, spesso inutili, di parole.

Eppure in questo caso, il ricorso alla “miniera narrativa” dei recenti anni di piombo è quanto mai misurato.

Non si celebra, in altre parole, nessuna consacrazione, non si tenta alcuna rivalutazione, non ci sono tesi precostituite. La capacità dell’autrice è quella di sapersi avvalere, attingendo alla memoria collettiva di un passato recente, nella giusta misura per intessere piuttosto una storia volta più alla descrizione dei sentimenti che pervadono una congerie di persone (ruoli) e al divertirsi ad incastrarli fra loro.

Con consumata perizia ecco, è forse questa la dote che gli va giustamente riconosciuta: quella di aver intanto indovinato un ritmo (una storia cosi si regge- forse- solo raccontandola in questo modo, come fosse un film) ma soprattutto l’analisi delle relazioni fra persone che a vario titolo sembrano reclamare identità che non ce la fanno a restare, racchiuse, nel ruolo consegnatoli.  Credo che l’operazione sia riuscita, e che l’intento di catturare il lettore e portarlo, imperterrito, verso la fine sia soddisfatto alla grande.

Grande tecnica quindi, ma anche uno studio introspettivo degno di nota soprattutto nei confronti della protagonista. Che rende in un modo assolutamente innovativo la pesantezza del ruolo della vittima.

Non c’è autocompiacimento, non c’è nulla di insistito nemmeno nelle scene più violente che pure si affacciano qua e la nel testo. E anche questo è indice della misura cui è stato tenuto tutto il testo.

Il tema non era facile. Ma ripeto, qui la bravura è essersi avvalsi di uno sfondo senza appiattirsi nell’ennesima riproposizione di drammi umani, ormai usciti quasi a “gettone” e solo in forza di ipotetici gradimenti del mercato editoriale. 

Che dire ? E’ stata una sorpresa, piacevole. E che va nella direzione di riconoscere, in Gaja Cenciarelli, la stoffa di una matura narratrice.

 ed. Nottetempo, Roma 2001 pag.340 €. 16,50

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3 Risposte to “Sangue del suo sangue, di Gaja Cenciarelli”

  1. iannozzi Giuseppe Says:

    Che sviolinata. Ma la critica dov’è? “… dalla memoria collettiva di un passato recente…”? Peccato che quel passato non esista storicamente parlando.

  2. cletus Says:

    Oh, Jannox mica è l’accademia della critica letteraria, questa. La bottegadilettura riporta impressioni di lettura. Converrai che essendo le stesse per loro natura molto soggettive esulino da qualsiasi pretesa autorità di critica.
    Quanto al ricorso alla “miniera”, a conti fatti, personalmente trovo che qui sia stato contenuto e funzionale al taglio che l’autrice ha voluto dargli. Probabile che testi del genere continueranno ad uscire. Per buonapace del mercato e per via di scelte editoriali. Come ho scritto, e per motivi tutti miei, ne ho le tasche piene, ma questo è un altro discorso.

  3. iannozzi Giuseppe Says:

    In effetti il tuo pezzo – e non lo dico in tono d’offesa… non sia mai – è molto soggettivo, una impressione di lettura. Tuttavia le impressioni di lettura possono essere fuorvianti per il lettore comune, di tutti i giorni, il quale potrebbe pensare che stia leggendo una critica vera e propria. In ogni caso, sta bene così.

    Il problema è che il taglio che l’autrice ha indarno tentato di conferire al plot narrativo è confusionario oltreché inventato. Anche quando si scrive della fiction è buona norma dare organicità alla storia, e proprio questa manca al libro, l’organicità. La storia inventata, commista a dei rari fatti storici purtroppo in una salsa revisionista, salta di palo in frasca; introduce personaggi che spuntano dal nulla e che spariscono nel nulla senza che ci sia una vera e propria necessità. Anche volendo considerare il libro come una non-storia sulle BR, la narrazione difetta in tanti punti: personaggi stereotipati e non credibili per un tema, quello del padre padrone e della violenza, fin troppe volte affrontato da altri autori e quasi sempre in malo modo.

    Non dubito che continueranno a uscire dei libri così. Ma le scelte editoriali sbagliate sono a mio avviso il motivo precipuo per cui anche il lettore più forte ad un certo punto si scoccia, e da qui la crisi del mercato editoriale. Non è soltanto una questione di dire “gli italiani leggono poco”; se è vero che si leggono pochi libri e per giunta brutti, di questo passo non ci saranno più potenziali lettori.

    Ciao

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