La letteratura nazista in America, di Roberto Bolaño

by

di cletus

Se mai si dovesse attribuire la “colpa” della lettura di questo testo, andrebbe interamente a Martino Baldi, che mi ha ripetutamente sollecitato a leggere. Comprato non ricordo più quando (invero, temevo fosse un cadeaux di Giulio Mozzi, in realtà l’etichetta col prezzo sulla penultima di copertina sta lì a dimostrare che il testo che mi ha regalato non era questo ma Detective selvaggi, che dovrò prima o poi affrontare).

 Cosi, messo in valigia, mi ha tenuto compagnia, prima in qualche risveglio all’alba in quel di New York, poi in quel del Salento.

A costo di ripetermi, e a scanso di ogni dubbio: adoro questo autore. Il ritmo della sua prosa, quand’anche non fosse stato tradotto dalla stessa persona (e in effetti le sue opere che ho fin qui lette, ne hanno avuti diversi di traduttori) curiosamente è ben connotato.

Un po’ come ri-incontrare un vecchio amico. Conoscere il ritmo della sua conversazione, le sue pause, il tono della sua voce. Ecco, il buon umore che è capace di trasfondere questo testo ha fatto si che scoppiassi a ridere da solo, come uno scemo, davanti a qualche passaggio particolarmente ben riuscito.

Non cercavo altro, adesso. Una lettura capace di sollevarti da uno stato semi catatonico, annichilito dalle difficoltà personali del periodo. Una fuga. Ma ben congegnata.

Scrivere un volume cosi corposo (anche bene riprendendo qua e là porzioni di narrazioni già apparse in altri volumi, come L’Infame già accennato in Stella distante), denota grandissima fantasia. Tutto è rigorosamente inventato. E’ un almanacco della sfiga. Esistenze spese a tentare il colpaccio: diventare qualcuno che nella letteratura americana iscriva il proprio nome accanto a quelli dei Whitman, dei Borges, dei Cortazar degli Steinbeck. Con dovizia di particolari, Bolaño, si sofferma anche sulle opere di questa umanità letteraria inventata. E ogni “scheda” si trasforma a sua volta in una narrazione, senza interrompere la continuità, come in un unico, immenso, moloch narrativo, azzerando l’arido rischio che porta con se ogni elenco. Cosi, le storie nelle storie, le biografie, sono forse un pretesto, un colpo d’occhio ai tic amabilmente bersagliati dal nostro.

Ho maturato la convinzione, tutta mia per carità, che Bolaño abbia in uggia la poesia. L’arte con la quale si fa beffe di tanti ansiosi di passare alla storia, sembra guardare a questa “disciplina” come ad una scorciatoia. Troppo comiche le storie dei poeti al punto da travalicare l’intento parodistico, per non lasciare intravedere una sorta di leggera avversione per il genere. Magari mi sbaglio, non so.

In ogni caso, se siete abbastanza robusti dal sopportare il rischio, e a caccia di umorismo intelligente profuso a piene mani, una lettura che consiglio, posto che Adelphi lo ripubblichi a breve (l’edizione che ho io di Sellerio è andata fuori catalogo ed è possibile trovarla solo su qualche bancarella dell’usato).

La letteratura nazista in America è per me uno dei testi che meglio danno l’idea della “cifra” di Bolaño. Della sua capacità di rendere (quasi involontariamente) comico anche il più ostico degli elenchi. Di ridonare, con altre parole, a dei semplici “nomi” (di autori, di opere) una dignità. Forse l’elenco dei libri che avrebbe voluto scrivere e che l’urgenza di vivere (forse presagendo la fine prematura) gli ha impedito di scrivere.

Bellissimo.

risorse:  http://www.sellerio.it/it/catalogo/Letteratura-Nazista-America/Bola/538

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