Archivio dell'autore

Bottega rewind: Sono l”ultimo a scendere, di Giulio Mozzi

novembre 1, 2011

di Antonio La Malfa
Giulio Mozzi che pensa alla pubblicazione di "Sono l'ultimo a scendere"

Anch’io, come Ramona nel post precedente, ripropongo la mia lettura del libro di Giulio Mozzi uscito prepotentemente alla ribalta in questi giorni.
Complimenti a Giulio.

Voglio pensare alla vita come ad un’avventura unica ed irripetibile, per questo preziosa.
La mia vita consiste, al momento, in un viaggio durato quarantotto anni, e spero di viaggiare ancora per qualche decennio. Ho l’impressione – perdonatemi se parlo di impressioni non sufficientemente suffragate da fatti, chiamate pure questa recensione col suo vero nome: una chiacchiera da bar – di vivere in un’era in cui le cose cambiano rapidamente, e cerco, qui e adesso, di vivere al meglio tali cambiamenti, senza demonizzarli; non voglio pensare a questi cambiamenti come un processo perverso di perdita “di valori” – yawn! -, di ideali, di relazioni, no.

Anche nella ma vita privata in questi ultimi otto anni ho vissuto e sto vivendo molti cambiamenti sostanziali senza precedenti rispetto ai miei precedenti periodi della vita, senza libretti di istruzioni che mi suggeriscano come io debba comportarmi. Vorrei riuscire a guardare alcuni di questi cambiamenti con uno sguardo stupito(a certain grain of stupidity, per dirla alla Flannery O’ Connor) e coglierli come delle opportunità invece di stracciarmi le vesti.
Anche il mio modo di leggere – e questo non è un aspetto secondario della mia vita – è cambiato.
L’avvento dei blog, dei diari personali nel web è stato determinante per questo cambiamento verificatosi, per quanto mi riguarda, dal 2003 a questa parte. Per cinque giorni alla settimana lavoro nove-dieci ore al giorno, e dunque il mio tempo a disposizione per leggere è un tempo limitato, un tempo spesso rubato ad ore di sonno. (more…)

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Bottega rewind: La melassa di Melissa P.

novembre 6, 2010

di Toni La Malfa

19.09.07
Nello scorso autunno scrissi, proprio su questo sito, un post in cui mi sorprendevo del fatto che ad Avignone, in una grande libreria, lo spazio riservato ad autori italiani nella sezione della narrativa fosse circa mezzo scaffale, non più di una cinquantina di autori.
Mi parevano un po’ pochini.
In realtà sono tantissimi, se paragonati a ciò che ho constatato quest’anno in Irlanda: a Dublino, in una grande libreria a tre piani, la Eason, gli autori italiani – questa volta sparsi nell’ordine alfabetico generale della narrativa – sono in tutto tre.
Tre.
Ci si potrebbe fermare qui, e riflettere sul perché in Irlanda – terra ricca di grandi letterati – si possano comprare, in una grande libreria che risiede in O’Connell Street a Dublino, le traduzioni in inglese di tre soli scrittori italiani, badate bene, di tutti i tempi.
Ma chi sarebbero gli eletti?
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Sangue di cane, Veronica Tomassini. Un amore che fa incazzare.

novembre 3, 2010

di Antonio La Malfa

“Dormivi ancora, io guardavo avanti, non dovevo necessariamente pensare, poi vidi la vela di un catamarano dissolversi sulla linea tra terra e cielo. E io ero la vela, tra terra e cielo” (pp. 39-40). “Ti amavo e lo sentivo quest’amore forte e fatale che abbracciava la rena. Ero l’oceano e la terra, ero la vela, tra l’oceano e la terra” (p. 143).

Lei, la protagonista di questo amore disperato, a volte incomprensibile, che viaggia su questo limine, sul confine tra terra e cielo. Quando riesce a stare in equilibrio come in questi frangenti, in questa linea piatta, si riposa e raggiunge la pace tanto agognata. E’ come se tirasse il fiato, preparandosi a successive lunghe battaglie. Sono rari questi momenti. (more…)

Acciaio, di Silvia Avallone. Piombino o Macondo?

marzo 3, 2010

Il libro in questione parla dell’amicizia di due ragazze adolescenti, sullo sfondo di una realtà sociale raggomitolata su sé stessa, in piena crisi occupazionale. E di acciaio, acciaio immerso in una piccola città ai bordi del mondo, una specie di Macondo. E’ Piombino questa piccola città? Così sembra. C’è scritto nel libro.
Ma io non la riconosco, pur avendo vissuto a Piombino per 26 anni e tornandoci un giorno alla settimana per lavoro.
Non parlo della voluta finzione narrativa di spostare dei lunghissimi e sgraziati edifici popolari – soprannominati “lombriconi” – di qualche centinaio di metri per posizionarli davanti al mare, un particolare utile alla narrazione; né sto discutendo della strategia di cambiare il nome della via in cui tali edifici si trovano(via Salivoli è stata battezzata via Stalingrado, nome più evocativo), no.
Parlo di molto altro. (more…)

Sequenza di dolore, di Rosa Elisa Giangoia

febbraio 25, 2010


Il titolo già parla chiaro.
Un titolo simile al libro di C.S.Lewis “Diario di un dolore”, un libro scritto in prosa – questo è invece composto di una quarantina di poesie – e l’argomento è purtroppo analogo: la perdita della persona cara con cui l’autore/l’autrice ha vissuto e condiviso gran parte della propria vita. “Sequenza di dolore” mi fa pensare, per come è organizzata la raccolta di poesie, alla costante presenza di Rosa Elisa davanti al letto di Mino, la persona amata e purtroppo in fin di vita. Una sequenza da elettrocardiogramma, fatta di alti e bassi, di onde avvolgenti e picchi vertiginosi, fino alla linea piatta che divide il sopra dal sotto, i morti dai vivi, e il caparbio tentativo di Rosa Elisa di guardare oltre quella linea. (more…)

La rilegatrice di libri proibiti

febbraio 9, 2010

di antoniolamalfa

La rilegatrice di libri proibiti è una specie di matrioska: è un libro che parla di libri, e nella storia si intrecciano continuamente i fili delle storie dei libri da rilegare, quelle che noi assumiamo per fittizie, con la storia della protagonista, che noi assumiamo come reale.
La storia della protagonista si lega, a sua volta, alle storie determinate dal periodo storico in cui ci troviamo: la immensa e squallida periferia di Londra del diciannovesimo secolo, la guerra di secessione americana e i conflitti razziali, l’ipocrisia imperante che dilaga soprattutto tra le classi agiate.
Via via che sono andato avanti nella lettura del libro, mi sono affezionato alla protagonista, inizialmente soffocata da un marito pedante e autoritario, dalla sua condizione di donna, dal pesante fardello della povertà, impaurita dalla malattia di sua figlia, resa insicura dalla precarietà della vita in un sobborgo londinese nel 1859.
Pian piano Dora, la protagonista, emerge grazie ad una nuova condizione lavorativa, alla lettura – che non può prescindere dal suo lavoro – di libri proibiti che la scandalizzano, la turbano e la incuriosiscono allo stesso tempo, al miglioramento delle sue condizioni economiche, ad un amore bandito dalle convenzioni del tempo.
Grazie a sé stessa, infine.

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