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Intanto anche dicembre è passato, di Fulvio Abbate.

marzo 5, 2014

la copertina del libro

Lo ammetto, sono tentato dall’idea di non leggere più romanzi di persone che in qualche modo conosco. Un vezzo? Poco più di un capriccio. Un mix fra invidia, eccesso di trasporto, condivisione di intenti. E succede puntualmente, con Massimiliano Parente, con Fabio Viola, con Franz Krauspenaar, con Gaja Cenciarelli e ultimo ma non ultimo, Fulvio Abbate.

Conosco Fulvio da qualche tempo. Ne seguo estasiato la verve che sprigiona nei suoi post corrivi, graffianti, controcorrente, ilari. Ne resto influenzato. E’ stato cosi anche per questa sua ultima opera. Uscito alla fine dell’anno scorso ha già ottenuto decine e decine di recensioni. Tutte, ma proprio tutte, accuratamente evitate. Il libro l’ho preso la sera del suo spettacolo all’Argentina, scorso novembre, debitamente firmato (altro vezzo duro a morire…) e rimasto intonso, per settimane, sul tavolino del salone. E’ che ho un pessimo rapporto con la lettura ultimamente. Quasi che la tirannia del tempo riempito spesso da cose talmente inutili come il provvedere, con sempre maggiori difficoltà, al proprio sostentamento non desse altro, privandomi anche della residua valenza d’evasione che può costituire la lettura.

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