Carlo Gravino: “Il dio imperfetto”, Palomar, 2010

gennaio 15, 2012 by

Nelle scarne note di copertina si apprende che l’autore, classe 1958, haal suo attivo un romanzo scritto nel 2003: “Le Storie e gli Eventi”.
Vive a San Marco in Lamis, in provincia di Foggia, un paese che conosco grazie alle opere di un amico che vive a Lucca e che nacque proprio lì tanti anni fa, Dino La Selva, ora medico in pensione, figlio di Giovanni, che fu prefetto anche di Lucca, letterato pure lui (tradusse “I fiori del male” di Baudelaire). Chi sa se Gravino, molto più giovane, non lo abbia conosciuto in occasione dei suoi ritorni al paese, di cui ha molto narrato (“Fiabe di Capitanata” e “Racconti minimi di San Marco in Lamis e dintorni”, ad esempio).
Anche nel romanzo di Gravino si narra del ritorno al paese natale del protagonista Marco in occasione della morte della nonna aterna. È inverno, fa freddo, cade la neve: “Il vento faceva vibrare i vetri degli alti balconi e vi attaccava sopra schegge di nevischio.” Niente di più naturale abbandonarsi ai ricordi, srotolare la memoria. È ciò che accade a Marco, un uomo di successo che però ora è turbato dai rimorsi di non aver curato come doveva l’affetto che la nonna nutriva per lui.

L’autore racconta con una scrittura quieta, rotonda e mai superflua: “La notte incuteva timore alla nonna; lei apparteneva a un tempo nel quale l’oscurità era popolata di presenze misteriose, che calavano nella valle dai più nascosti dirupi delle montagne per vagare tra le stradine del paese e mischiarsi alle mille ombre dipinte dal chiarore della luna.
La memoria può colmare la solitudine, ma nello stesso tempo, allorché appare, registra una ferita, una sconfitta, una resa. Ancor più se essa ci afferra nel momento in cui il confronto della nostra vita è con la morte. Essa misura il nostro coraggio o la nostra vigliaccheria. Ci mette a nudo. Leggi il seguito di questo post »

Un e-book pieno di calci, di Mauro Pianesi

gennaio 2, 2012 by

la copertina dell'ebook 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non mi sarebbe poi così facile definire i modi e i tempi in cui “l’astralità” del calcio si manifesta su questa Terra. Un contributo fondamentale (e molto empirico) in questa materia, però, potrà darlo agli interessati la lettura di “La prima antologia del Calcio Astrale”, l’e-book recentemente autoprodotto da Alfonsetti & Associati.

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L’onore dei Kéita, di Moussa Konaté: un afro noir

dicembre 31, 2011 by

Mi è stato chiesto di leggere un libro e io l’ho letto, incuriosita perchè mi è stato presentato come un noir africano. Un afro-noir, per dire; insomma, un nero che più nero non si può. Imperdibile.

Ho cominciato ad amare l’Africa, letterariamente parlando, quand’ero più giovane, grazie a Wilbur Smith e ai suoi incredibili romanzi, ma al di fuori di Smith non avevo avuto modo di leggere altro. Questa è stata l’occasione. Leggi il seguito di questo post »

Gianna Manzini: “La sparviera” (1956)

dicembre 15, 2011 by

Toscana (di Pistoia, dove nacque il 24 marzo 1896; morì a Roma il 31 agosto 1974), Gianna Manzini, lasciato il marito, si trasferisce a Roma, divenendo la compagna di Enrico Falqui, critico letterario tra i più noti in quegli anni. Il suo primo romanzo, “Tempo innamorato” è del 1928 e suscita subito l’attenzione della critica; viene recensito da Emilio Cecchi e perfino André Gide si interessa di lei. Diventa collaboratrice di “Solaria”. Fa anche la giornalista, soprattutto interessandosi di moda, e scrive su “Oggi”. Con gli pseudonimi di Pamela e Vanessa tiene una rubrica fissa su “La Fiera Letteraria. Sarà però l’incontro con il giovane Pasolini a dare una svolta alla sua carriera letteraria, facendola uscire da un certo provincialismo che aveva contraddistinto i suoi primi lavori. Nel 1956 esce “La Sparviera, che si aggiudica il Premio Viareggio insieme con “Le parole sono pietre” di Carlo Levi. Del 1971 è l’altro suo importante romanzo, “Ritratto in piedi”, che vincerà il Premio Campiello. I due romanzi, così distanti cronologicamente, sono assai legati tra loro, riscontrando ne “La Sparviera, soprattutto nell’ultima parte, le premesse per il romanzo dedicato al padre.

La Sparvieraè il nome che Giovanni Sermonti, il protagonista, sin da bambino dà ai suoi attacchi di tosse: “ti picchia e nessuno può aiutarti, né la mamma, né la maestra, né l’amico coraggioso più grande di te; nessuno può nemmeno punire chi ti offende e ti pesta, perché per rimpiattarsi, non gli son bastati i tuoi vestiti; t’è entrato sotto la pelle, sotto le costole.”;Che nessuno gli ricordi la tosse. Lui la chiama ‘la Sparviera.’” Apparentemente guarito, dopo un anno di cure, tornato a casa ha perduto gli amici; e i suoi genitori (Giuliana e Domenico), la madre specialmente (“la vacca”), fanno di tutto per riconquistarglieli. Sul romanzo, va notato, pesa l’esperienza negativa dei genitori dell’autrice, che si separarono, lei ancora bambina, scegliendo strade ideologiche diverse. Gianna avrà sempre caro il ricordo del padre Giuseppe, che sarà il protagonista del romanzo del 1971, “Ritratto in piedi”. Leggi il seguito di questo post »

Domenico Giuliotti: “Raccontini rossi e neri” (1937)

novembre 15, 2011 by

Definito da Giuseppe Prezzolini “cattolico belva” per il suo cattolicesimo mistico e intransigente, polemista appassionato e irruento, amico di Giovanni Papini (insieme al quale scrisse “Dizionario dell’omo salvatico” – nel senso di “uomo che si salva” -, 1923) e di Federico Tozzi (si parla di una influenza reciproca), Giuliotti fu un protagonista della letteratura del primo Novecento. Alcune sue opere: “L’ora di Barabba”, del 1920, che resta forse il libro più celebre; “Tizzi e fiamme”, del 1925; “Polvere dell’esilio”, del 1929; “San Francesco”, del 1932; “Il ponte sul mondo”, del 1932; “Le due luci: santità e poesia”, del 1933; “Il merlo sulla forca: Francesco Villon”, del 1934; “Pensieri di un malpensante”, del 1936; “Jacopone da Todi”, del 1939; “Penne, pennelli, scalpelli”, del 1942. Fu anche poeta.

Raccontini rossi e neri” è del 1937.

I racconti, dalla scrittura ancora piacente, leggera e limpida, mostrano un Giuliotti un po’ diverso, lontano dalle sue furie di vigoroso polemista; desideroso, al contrario, di una apertura alla vaghezza e al sogno, anche se, come avverte lo stesso autore nella premessa, coltivati sul filo dell’abisso.

Ambientati talvolta in un’epoca lontana, eroica e leggendaria, essi ci lasciano intuire una vocazione intima, cullata forse da sempre e resa finalmente nell’età adulta (era nato a Luciana, nei presso di Terrazzano, nel 1877; morì a Greve in Chianti nel 1956), quando la forte esperienza della vita lo conduce ad una aspirazione meno compromessa e più fantasiosa.

Fatti che appartengono al mito – simili ai tanti ereditati dalla classicità – e al mondo della favola, sono narrati con la chiave di chi si proponga di aprirci le porte di una verità nascosta dalla polvere invadente dell’apparenza. Alessandro il Grande, Pipino il Breve (del quale scrive – è anche un esempio del suo stile brillante -: “Quand’ebbe vent’anni diventò re e prese moglie. Gli appiccicarono un graticcio che non gli faceva figlioli. E a lui, per l’appunto, come re, i figlioli gli ci volevano.”, e in riferimento al cui matrimonio si narra della sventurata Berta, figura che assomiglia un po’ a Biancaneve e un po’ a Cenerentola), il rapimento di Calliroe per sacrificarla a Bacco, e così via, sono più che l’espressione di una storia; sono il sogno che si dibatte per liberarsi delle ombre e prendere il volo sopra la stessa vita. Leggi il seguito di questo post »

Bottega rewind: Sono l”ultimo a scendere, di Giulio Mozzi

novembre 1, 2011 by

di Antonio La Malfa
Giulio Mozzi che pensa alla pubblicazione di "Sono l'ultimo a scendere"

Anch’io, come Ramona nel post precedente, ripropongo la mia lettura del libro di Giulio Mozzi uscito prepotentemente alla ribalta in questi giorni.
Complimenti a Giulio.

Voglio pensare alla vita come ad un’avventura unica ed irripetibile, per questo preziosa.
La mia vita consiste, al momento, in un viaggio durato quarantotto anni, e spero di viaggiare ancora per qualche decennio. Ho l’impressione – perdonatemi se parlo di impressioni non sufficientemente suffragate da fatti, chiamate pure questa recensione col suo vero nome: una chiacchiera da bar – di vivere in un’era in cui le cose cambiano rapidamente, e cerco, qui e adesso, di vivere al meglio tali cambiamenti, senza demonizzarli; non voglio pensare a questi cambiamenti come un processo perverso di perdita “di valori” – yawn! -, di ideali, di relazioni, no.

Anche nella ma vita privata in questi ultimi otto anni ho vissuto e sto vivendo molti cambiamenti sostanziali senza precedenti rispetto ai miei precedenti periodi della vita, senza libretti di istruzioni che mi suggeriscano come io debba comportarmi. Vorrei riuscire a guardare alcuni di questi cambiamenti con uno sguardo stupito(a certain grain of stupidity, per dirla alla Flannery O’ Connor) e coglierli come delle opportunità invece di stracciarmi le vesti.
Anche il mio modo di leggere – e questo non è un aspetto secondario della mia vita – è cambiato.
L’avvento dei blog, dei diari personali nel web è stato determinante per questo cambiamento verificatosi, per quanto mi riguarda, dal 2003 a questa parte. Per cinque giorni alla settimana lavoro nove-dieci ore al giorno, e dunque il mio tempo a disposizione per leggere è un tempo limitato, un tempo spesso rubato ad ore di sonno. Leggi il seguito di questo post »

Bottega rewind: Sono l’ultimo a scendere (e altre storie credibili), di Giulio Mozzi

ottobre 30, 2011 by

Sono felice di apprendere che il 29 ottobre 2011 questo libro, edito da Mondadori nel 2009, ha vinto il Premio letterario “Leonilde e Arnaldo Settembrini – Mestre”, giunto alla sua 49.ma edizione. Avevo a suo tempo letto il libro e ne avevo parlato nel mio vecchio blog, ma questo è stato cancellato dal gestore senza un bah, perdendo di fatto tutto quanto vi era contenuto. In questa occasione voglio riproporre la mia lettura, con i miei complimenti all’autore.

Non mi sarei mai persa questo libro, che già dal titolo sento così vicino a me. Anche io, infatti, sono sempre l’ultima a scendere. Non tanto nella pratica: nei miei viaggi in treno infatti sono la prima ad appressarsi alla porta, sia nel salire che nello scendere; questioni ormai note di lentezza da bradipi e di imbranataggine nel trasportare il bagaglio, di solito sproporzionato, mi suggeriscono di prendermi per tempo, onde evitare di essere linciata dalla folla viaggiante.

Piuttosto sono sempre l’ultima a capire come stanno le cose, l’ultima a entrare nella realtà, persa in un mondo contemplativo e fantasioso: l’ultima in tutto, quella che cade sempre dalle nuvole. Leggi il seguito di questo post »

Alfredo Bianchi: “Il paesetto”, 2010

ottobre 15, 2011 by


Questo romanzo esce postumo (nato a Camaiore il 16 aprile 1922, l’autore è morto a Lucca il 23 novembre 2009), a cura dell’Associazione culturale “Cesare Viviani”, che già promosse il suo primo libro, “Il fiore rosso”, ambientato in una Versilia comunista e anarchica ai tempi del fascismo.

Bianchi, che fu anche pittore, oltre che direttore didattico, si ricollega per temperamento e scrittura agli autori di quella terra, Pea, Viani, Tobino, Micheli, Giannini, ad esempio, poco inclini ad un sentimentalismo sterile e piagnone, fine a se stesso (“La narrativa, come la poesia, deve commuovere.”, scrive Bianchi, ed è altra cosa), e invece piuttosto ruvidi e arcigni. Una scrittura bella, perché mai levigata: una scrittura sorgiva.

Tale è anche quella di Alfredo Bianchi. Dopo “Il fiore rosso”, a confermarlo è questo nuovo romanzo, “Il Paesetto”, diviso in quattro parti, ciascuna identificata con il nome di una stagione. Si comincia con l’inverno e chi narra è un bambino, Andrea, nel quale l’autore si è rappresentato. Leggi il seguito di questo post »

“La passione del calcio” di Franz Krauspenhaar

settembre 27, 2011 by

la copertina del libro

di cletus

Amate fare, saltuariamente, dei bei tuffi nel passato ? Avete intorno ai 50 anni e avete vissuto l’adolescenza a cavallo dei ’60 e ’70 ? Vi dilettavate con le figurine Panini e/o vi scambiavate i distintivi con gli amici ? Bene, non leggete questo libro. O almeno fatelo al riparo di qualsiasi emozione. Possiede la grazia di una voce leggera, capace di trasportarvi, di peso, in quegli anni, di farvene risentire quasi il profumo.

Franz Krauspenhaar maramaldeggia, incolpevole, con i ricordi di quel tempo. Racconta di come, in quell’Italia ebbra del cosiddetto boom economico, la generazione dei baby boomers, come viene definita dalla più autorevole sociologia, ha iniziato a dialettizzarsi con quello strano microcosmo del calcio. A comprenderne le dinamiche. Ad intravedere, al di là della sua rappresentazione fisica, ventidue individui in mutande che si dannano dietro ad un pallone di cuoio, per buttarlo dentro le reciproche porte, una sorta di parodia della vita.

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Vittorio Baccelli: “Il libro dell’opificio”, Tesseratto Editore, 2010

settembre 15, 2011 by

Se cerchiamo un campione della letteratura fantastica, è necessario incontrarci con i racconti di Vittorio Baccelli, autore lucchese che ha passato già molte primavere, ma che ancora non riesce a frenare la sua effervescente fantasia. Di lui si accorse Claudio Marabini quando premiò un suo racconto come il migliore in un concorso nazionale indetto dal quotidiano La Nazione.Lasua produzione letteraria è sterminata ed elencare le sue opere riempirebbe molte righe di questa recensione. Leggi il seguito di questo post »


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